Serbia e Russia incrementano la cooperazione militare

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 11:44 in Russia Serbia

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Il ministro della Difesa della Russia, Sergey Shoygu, si è recato a Belgrado, in Serbia, per incontrare il suo omologo, Aleksandar Vulin. Nel corso del vertice, il quale si è tenuto lunedì 17 febbraio, i due ministri hanno deciso di rafforzare ulteriormente la cooperazione in materia di Difesa tra i rispettivi Paesi.

È quanto rivelato da Radio Free Europe – Radio Liberty, il quale ha altresì aggiunto che al termine dell’incontro, il Ministero della Difesa di Belgrado ha riconosciuto come la cooperazione militare tra Serbia e Russia sia un fenomeno in crescita, annunciandone anche l’ulteriore intensificazione.

Da parte sua, la Serbia, come dichiarato da Vulin, intende rafforzare il proprio esercito a garanzia della sua stabilità e neutralità. Dall’altra parte, la Russia, come sottolineato da Shoygu, farà il possibile per assicurare la stabilità delle sue relazioni con la Serbia nell’ambito militare.

In tale contesto, rivela il Ministero della Difesa di Belgrado, ripreso da Euractiv, i due ministri hanno concordato di perseguire tutti gli obiettivi presenti sull’agenda condivisa in ambito militare nel bene di entrambi i Paesi.

A tale riguardo, il quotidiano ha rivelato che nel 2019 Serbia e Russia hanno completato 94 attività nell’ambito della propria agenda condivisa in materia di Difesa. Tale numero, ha sottolineato Euractiv, ha rappresentato un incremento rispetto alle operazioni congiunte concluse tra il 2000 e il 2012, quando queste ammontavano a cifre “irrilevanti”.

La visita di Shoygu in Serbia, ha sottolineato la Independent Balkan News Agency, è stata la prima dal rimpasto di governo avvenuto in Russia dopo le dimissioni del precedente esecutivo, guidato da Dimitry Medvedev, rassegnate lo scorso 15 gennaio.

La cooperazione tra Serbia e Russia in materia di Difesa era già stata discussa lo scorso 4 dicembre, in occasione del vertice tra il presidente serbo, Aleksandar Vucic, e il suo omologo russo, Vladimir Putin. I due presidenti erano accompagnati dai rispettivi ministri della Difesa. Anche prima del vertice con Putin, Vucic aveva annunciato di ritenere uno dei suoi  obiettivi la creazione di un sistema di Difesa in grado di rafforzare e migliorare l’esercito di Belgrado. A tal proposito, il presidente serbo aveva sottolineato di voler mantenere buone relazioni con la Russia. Poco dopo, il 22 gennaio, Mosca e Belgrado avevano stipulato un contratto per la fornitura di una batteria dei sistemi di difesa aerea russi Pantsir-S1.

La Serbia, storico alleato della Russia, aveva dichiarato nel 2006 la sua neutralità militare e nel 2015 si era unita al programma “Partnership for peace” della NATO. Belgrado, tuttavia, non cerca l’adesione all’Alleanza Atlantica, mentre è attiva, invece, la candidatura per divenire membro dell’UE.

Nel frattempo, la Russia cerca di mantenere il suo storico alleato cristiano ortodosso e slavo all’interno della propria sfera di influenza. Non a caso, le dotazioni militari della Serbia sono di manifattura russa. La Serbia ha altresì contato sul supporto della Russia nella sua continua opposizione al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, autoproclamatosi nel 2008.

Non è da sottovalutare anche la decisione di Mosca e Belgrado di cooperare nel settore dell’intelligence. A tale riguardo, Voice of America aveva rivelato che mercoledì 23 ottobre il direttore del servizio estero di intelligence della Russia, Sergey Naryshkin, aveva dichiarato alla televisione di stato serba che i due Paesi stavano portando avanti “operazioni complesse congiunte” per proteggere i rispettivi interessi nazionali.

A legare Mosca e Belgrado, infine, concorre anche la dipendenza di quest’ultima in materia di fornitura di gas naturale dalla Russia. Parallelamente, sostiene Voice of America, la più grande azienda petrolifera della Serbia, la Naftna Industrija Srbije, è per la maggior parte di proprietà dell’azienda russa Gazprom.

In aggiunta, la Russia ha da sempre sostenuto la Serbia nella sua opposizione al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, autoproclamatosi sovrano nel 2008.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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