Scambio di prigionieri tra Germania e Iran

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 19:30 in Germania Iran

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Un cittadino tedesco, che stava scontando una pena di 3 anni in Iran, è stato rilasciato grazie ad uno scambio di prigionieri tra Berlino e Teheran. 

La notizia è stata riferita il 18 febbraio, ma l’identità del cittadino europeo non è stata svelata. Le autorità iraniane, invece, hanno rivelato che il loro concittadino che è stato liberato si chiama Ahmad Khalil ed era stato trattenuto in Germania con l’accusa di violazione delle sanzioni statunitensi. Tali dettagli sono stati riferiti dal portavoce della magistratura di Teheran, Gholamhossein Esmaili. Khalil era stato arrestato su richiesta di Washington ed era stato sottoposto alla procedura di estradizione negli Stati Uniti. “Abbiamo insistito sul fatto che il cittadino iraniano torni a casa per primo”, ha dichiarato Esmaili durante una conferenza stampa a Teheran. “Poi il cittadino tedesco sarebbe stato autorizzato a lasciare l’Iran”, ha aggiunto il portavoce. Inoltre, tale scambio è stato reso possibile dalla promessa delle autorità di Berlino di non procedere con l’estradizione di Khalil negli USA. Il governo tedesco non ha ancora commentato lo scambio di prigionieri. 

La Germania sta tentando di migliorare i rapporti con l’Iran, in un periodo caratterizzato da forti tensioni tra Washington e Teheran. Il ministro degli Esteri tedesco, Haiko Maas, si era recato nella capitale iraniana il 9 giugno 2019 per incontrare, il presidente, Hassan Rouhani. Il vertice si era concentrato sul tema dell’accordo sul nucleare e sulle tensioni con gli Stati Uniti. Poco dopo, anche Teheran e Washington avevano effettuato uno scambio di prigionieri con la mediazione del governo svizzero, il 7 dicembre 2019. L’Iran aveva annunciato il rilascio dello scienziato iraniano, Massoud Soleimani, poco prima che Washington riferisse che lo studente statunitense, laureato a Princeton, Xiyue Wang, sarebbe tornato a casa. “Sono contento che il professor Massoud Soleimani e il signor Xiyue Wang si uniranno presto alle loro famiglie”, aveva scritto su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. “Mille grazie a tutti i partner, in particolare al governo svizzero”, aveva aggiunto Zarif, che ha anche pubblicato una foto con lo scienziato liberato. 

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva rilasciato una dichiarazione, sempre il 7 dicembre, in cui si affermava che Wang sarebbe rientrato negli Stati Uniti. “Il signor Wang era stato trattenuto con il pretesto di spionaggio dall’agosto 2016”, si leggeva nel documento. “Ringraziamo i nostri partner svizzeri per la loro assistenza nel negoziare la liberazione del signor Wang con l’Iran”, continuava. Hua Qu, la moglie di Wang, aveva confermato che l’uomo era stato rilasciato dalla prigione di Evin, a Teheran. “La nostra famiglia è di nuovo completa. Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito a far sì che ciò accadesse”, aveva affermato. Wang era stato condannato a 10 anni di prigione in Iran per presunta “infiltrazione” nel Paese e per l’invio di materiale riservato all’estero. La sua famiglia e la Princeton University avevano sempre negato tali affermazioni. Soleimani, che lavorava nella ricerca sulle cellule staminali, nel campo dell’ematologia e della medicina rigenerativa, era invece stato arrestato dalle autorità statunitensi con l’accusa di aver violato le sanzioni commerciali cercando di portare materiale biologico in Iran. Lo scienziato e i suoi avvocati hanno sempre sostenuto la sua innocenza.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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