Operazione turca nel Nord dell’Iraq “neutralizza” 4 terroristi del PKK

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 14:38 in Iraq Turchia

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Le forze di sicurezza turche hanno neutralizzato 4 terroristi del PKK nel Nord dell’Iraq, secondo quanto ha comunicato il Ministero della Difesa Nazionale il 18 febbraio. 

Secondo le autorità di Ankara, i terroristi operavano nelle regioni di Hakurk e Avasin, nel Nord dell’Iraq e stavano pianificando attacchi contro la Turchia. Il Ministero della Difesa ha comunicato di aver neutralizzato 4 militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e ha riferito che operazioni di terra e aria nella regione continueranno per eliminare la minaccia terroristica. Le autorità turche utilizzano il termine “neutralizzato” nelle dichiarazioni pubbliche per implicare che i militanti in questione si sono arresi o sono stati uccisi o catturati.

Il 27 maggio 2019, la Turchia aveva lanciato l’Operazione Claw contro il PKK nel Nord dell’Iraq, neutralizzando oltre 400 militanti in 4 mesi. Prima dell’operazione Claw, Ankara ha regolarmente condotto attacchi contro le basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan lungo il suo confine meridionale, sostenendo che tale organizzazione utilizzava la zona montagnosa come base per lanciare assalti letali al di là del confine, in Turchia. I militanti del PKK mantengono le loro postazioni nell’Iraq del Nord, nella regione di Qandil, a Sud di Hakurk e a Nord di Erbil. Tale organizzazione faceva anche parte dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) in Siria, dove è stata molto attiva nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. L’insorgenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia è iniziata nel 1984 e aveva lo scopo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Tuttavia, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche hanno causato la morte di oltre 40.000 persone. Sia Ankara, sia l’Unione Europea e gli Stati Uniti considerano il PKK un’organizzazione terroristica.

Inoltre, la Turchia tende a definire molte organizzazioni curde  come “terroristiche” a causa di legami con il PKK. Secondo il Ministero dell’Interno di Ankara, organizzazioni politiche come Partito Democratico del Popolo pro-Curdo (HDP) ha sfruttato le elezioni amministrative del marzo 2019 per far giungere al potere sindaci che erano collegati al Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Di conseguenza, Ankara ha avviato una campagna di arresti. Da parte sua, l’HDP ha dichiarato che le detenzioni sono avvenute sulla base di mandati “fondati su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo il partito curdo, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione da parte del governo contro la volontà politica della minoranza curda”. 

Infine, anche l’operazione della Turchia nel Nord-Est della Siria, , lanciata il 9 ottobre 2019, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza della penisola anatolica contro i militanti curdi. Questa ha colpito le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo curdo (YPG), che erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Queste, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estendeva per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. L’espansione, di conseguenza, si era trasformata in una minaccia per la sicurezza turca. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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