Niger: 23 persone morte schiacciate dalla folla davanti a un centro per rifugiati

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 9:21 in Africa Niger

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Almeno 23 persone sono morte intrappolate nella folla mentre un gruppo di rifugiati si precipitava a procurarsi cibo e vestiti in un centro comunitario nella regione sudorientale del Niger. Tra le vittime ci sono anche 15 donne e 5 bambini. L’incidente è avvenuto lunedì 17 febbraio nel centro per la gioventù e la cultura di Diffa, mentre alcuni rifugiati stavano facendo la fila per ottenere le provviste. “Sfortunatamente, è un dramma imperdonabile”, ha detto il governatore regionale di Diffa, Issa Lemine, dopo aver visitato i feriti in ospedale. I soccorritori umanitari hanno confermato che 10 persone sarebbero al momento sotto osservazione per danni lievi o più gravi.

“Non appena le prime persone hanno ricevuto le loro razioni, la folla ha iniziato ad eccitarsi, gli organizzatori sono stati rapidamente sopraffatti e poi è iniziato il tutto. Donne, bambini e quelli più in forma hanno iniziato a spingere”, ha detto un impiegato comunale di Diffa, presente sul luogo al momento dell’incidente. “Le persone più deboli sono cadute a terra. Alcune sono rimaste ferite, altre sono state schiacciate”, ha aggiunto. Il governatore Lemine ha sottolineato che una simile distribuzione si era svolta senza problemi il giorno precedente. Tuttavia, in seguito al successo di domenica, molti rifugiati, anche dei campi vicini, hanno deciso di lasciare le loro abitazioni e di mettersi in viaggio, in alcuni casi percorrendo anche 100 chilometri, per arrivare a Diffa, secondo quanto riferito dalla fonte. Un funzionario locale ha dichiarato di essere rimasto stupito dalla situazione: “Normalmente, le persone che hanno diritto alle provviste inviano un rappresentante a Diffa per ritirarle. Ma questa volta, si sono presentate decine di rifugiati che hanno deciso loro stessi di venire a prendersi le scorte camminando anche per centinaia di chilometri”.

La regione, situata al confine tra il Niger e il Ciad, ospita più di 250.000 persone bisognose di aiuto. Di queste, secondo i dati delle Nazioni Unite, 119.000 sono rifugiati nigerini, 109.000 sono sfollati interni e circa 30.000 sono cittadini del Niger, residenti in Nigeria, tornati a casa per via dell’elevata instabilità delle regioni nordorientali. La maggior parte di queste persone in fuga cerca di ripararsi dagli attacchi dei militanti islamisti di Boko Haram e degli altri gruppi armati.

Il Niger, Paese africano localizzato nell’area centrale del Sahel, è divenuto negli ultimi anni sempre più teatro di attacchi terroristici di matrice islamista. Per comprendere perché il Niger sia così esposto al terrorismo, occorre ricordare che, da quasi 60 anni, il Paese vive una situazione di instabilità economica, politica e sociale. Il 3 agosto 1960, il Niger si è reso indipendente dal dominio coloniale francese e, da allora, la strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua a essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. 

Dal momento che i confini del Niger sono scarsamente controllati, vengono attraversati facilmente dai gruppi terroristici. Le aree di frontiera tra Niger, Burkina Faso e Mali sono particolarmente pericolose e sono spesso teatro di attacchi da parte di gruppi estremisti. Il Country Report on Terrorism 2018 riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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