La Turchia avverte la Russia: siamo pronti a respingere Assad a Idlib

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 20:29 in Siria Turchia

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La Turchia ha comunicato alla Russia che Ankara è determinata a respingere militarmente il regime di Bashar al-Assad nel Nord-Ovest della Siria. 

Omer Celik, portavoce del partito Giustizia e Sviluppo (AK) del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che la Turchia ha completato una serie di preparativi militari in Siria. Celik ha poi aggiunto che Ankara prenderà tutte le misure che ritiene necessarie se il regime siriano non si dovesse ritirare oltre il precedente confine, stabilito dall’accordo di Sochi del 17 settembre 2018. Il portavoce turco ha poi sottolineato che la Russia, alleata del regime siriano, è stata “chiaramente” informata sulla posizione di Erdogan nella regione. Tale scambio di vedute sta ancora avvenendo nei negoziati tra Ankara e Mosca su Idlib, iniziati il 17 febbraio e tuttora in corso. 

Nei colloqui tra Russia e Turchia si sono presi in considerazione gli ultimi sviluppi nella provincia Nord-occidentale siriana, sottolineando la necessità di ridurre rapidamente le tensioni. Il fine che le due parti hanno dichiarato di voler perseguire è quello di evitare un’ulteriore catastrofe umanitaria in Siria. Pertanto, i rappresentanti di Ankara e Mosca hanno discusso delle misure che potrebbero essere adottate per attuare pienamente gli accordi già conclusi su Idlib nei colloqui di Sochi e per prevenire le violazioni del cessate il fuoco. Tuttavia, durante il secondo giorno di colloqui, la Turchia ribadisce di essere pronta ad una soluzione militare della situazione. 

Intanto, continuano le violenze anche ad Aleppo, dove Assad si confronta con gruppi di ribelli sostenuti a loro volta dalla Turchia. Il 18 febbraio, gli scontri tra esercito del regime e i rivoltosi hanno interessato l’asse di al-Sheikh Aqil, nella periferia occidentale di Aleppo, causando morti e feriti per entrambe le fazioni. Parallelamente, una manifestazione contro il governo siriano ed i suoi alleati ha avuto luogo nella periferia settentrionale di Aleppo, nella città di Azaz. Gruppi appoggiati dalla Turchia hanno poi attaccato postazioni dell’esercito del regime nel Nord-Ovest di Aleppo. Ankara ha a lungo supportato i ribelli nel conflitto civile siriano, iniziato il 15 marzo 2011. Inizialmente, l’obiettivo principale della rivolta era quello rovesciare del regime del presidente Assad. In tale contesto, la Turchia ha ripetutamente chiesto un cambio di governo, di fronte alla risposta di Damasco alle piazze. Ankara si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto, che non è mai stata finalizzata. In tale contesto, sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

Proprio nella regione di Idlib, situata al confine con la Turchia, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere. Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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