La rimostranza contro Israele in Giordania e Bahrein

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 15:29 in Bahrein Giordania

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In Giordania, sono state avviate campagne di boicottaggio di beni israeliani, per sollecitare i cittadini a non acquistare alcun prodotto proveniente da Israele. In Bahrein, la popolazione ha dimostrato la propria indignazione dopo che un uomo è stato condannato a tre anni di reclusione per aver bruciato una bandiera israeliana.

Amman continua a mostrare il proprio rifiuto contro l’occupazione israeliana e la normalizzazione dello Stato di Israele. Sulla scia delle proteste iniziate il 31 gennaio scorso, il 18 febbraio, la popolazione giordana e, in particolare, il Comitato anti-normalizzazione, si è detta determinata a proseguire con il boicottaggio di prodotti di provenienza israeliana, con il fine di dimostrare il proprio rifiuto al riconoscimento dello Stato di Israele e al Piano di Pace, proposto il 28 gennaio scorso dal presidente statunitense, Donald Trump. Non è la prima volta che la Giordania mostra la propria solidarietà al popolo palestinese ed invita i Paesi arabi a salvaguardare il diritto del Regno hashemita a custodire i luoghi santi all’interno di Gerusalemme, tra cui il sito della moschea di al-Aqsa, il terzo luogo sacro dell’Islam.

Il Comitato, con sede a Karak, a Sud della capitale Amman, ha affermato che boicottare i beni e prodotti israeliani rappresenta un’arma per resistere all’occupazione di Israele, il quale, dal canto suo, cerca di instaurare sempre più legami economici con i restanti Paesi arabi. La prima campagna è stata lanciata nel 2017, con il fine di invitare i commercianti giordani a non commercializzare con Israele, in quanto acquistare merci israeliane, a detta del Comitato, potrebbe ulteriormente rafforzare il “nemico”, a danno della Palestina, che, al contrario, non può beneficiare delle proprie risorse. Al contempo, anche il governo di Amman è stato esortato ad impedire che prodotti israeliani entrino nel Regno hashemita. Secondo dati ufficiali, il volume degli scambi commerciali tra Israele e Giordania, dal 2014 ad oggi, non ha superato i 100 milioni di dollari.

Parallelamente, la popolazione del Bahrein ha dimostrato la propria indignazione dopo che, il 17 febbraio la Corte suprema di appello si è rifiutata di accogliere il ricorso di un uomo bahreinita, condannato a tre anni di reclusione, accusato di aver organizzato riunioni e rivolte propalestinesi non legali nel mese di maggio 2019. Durante una di queste, l’uomo avrebbe altresì dato fuoco ad una bandiera israeliana, nel corso di una manifestazione che ha visto l’imputato, insieme ad altre 10 persone, bloccare le vie d’accesso al villaggio di Abu Saba. A riportare la notizia, il quotidiano israeliano The Times of Israel, senza, però, precisare l’identità dell’imputato.

Per la popolazione del Bahrein, la reazione della Corte d’Appello rappresenta un modo per placare Israele e per cercare di non destabilizzare le relazioni tra i due Paesi. La rabbia dei cittadini è stata espressa soprattutto sui social media, dove numerosi hanno sottolineato il tentativo del Regno di avvicinarsi ad Israele e di compiacerlo.

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano, sebbene Israele abbia legami diplomatici con soli due Stati arabi, l’Egitto e la Giordania, negli ultimi anni il Bahrein e altri stati del Golfo hanno mostrato una maggiore apertura, accomunati da un sentimento di ostilità nei confronti dell’Iran. Nel dicembre 2019, un rabbino di Gerusalemme Shlomo Amar, si è recato in Bahrein nella cornice di una visita definita “rara”, dove ha incontrato diversi leader religiosi del Medio Oriente. Non da ultimo, il 25 e 26 giugno 2019, Manama ha ospitato una conferenza. “Peace to Prosperity”, in cui sono stati esposti gli aspetti economici del cosiddetto “accordo del secolo”, il piano ideato da Trump per risolvere il conflitto arabo-israeliano. In tale occasione, il ministro degli Esteri del Bahrein, Khalid bin Ahmed Al-Khalifa, dichiarò al Times di Israele: “Israele è un Paese della regione … ed è lì per restare, ovviamente.”

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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