Il Kuwait è ancora disposto a mediare

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 11:00 in Kuwait Medio Oriente

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Il viceministro degli Esteri kuwaitiano, Khaled Al-Jarallah, ha affermato che il suo Paese continuerà a svolgere il ruolo di mediatore nella cornice della crisi del Golfo, nonostante le difficoltà riscontrate.

In particolare, secondo quanto riferito, il Kuwait non ha ancora perso la speranza circa una risoluzione della crisi, nonostante il Qatar abbia recentemente riferito che gli sforzi profusi per risolvere la questione non hanno portato, sino ad ora, i risultati sperati. La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo e la chiusura dell’emittente televisiva Al Jazeera. Per Doha, i Paesi promotori del blocco hanno cercato di minare l’autonomia decisionale e di interferire negli affari interni del Paese.

Sin dal mese di agosto 2017, il Kuwait ha provato a porsi come mediatore nella questione, invitando più volte le diverse parti coinvolte al dialogo. Secondo quanto riferito da Jarallah nella sera del 17 febbraio, in occasione dei festeggiamenti dell’ambasciata canadese in Kuwait, non vi sono stati sviluppi rilevanti nella perdurante crisi, ma colloqui e conversazioni sono ancora in corso. Questi, è stato specificato, hanno visto altresì coinvolti autorità, funzionari e rappresentanti iraniani, come accaduto a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, svoltasi dal 14 al 16 febbraio 2020. In tale occasione, gli incontri con i rappresentanti iraniani sono stati definiti produttivi e costruttivi.

A tal proposito, il vice primo ministro, nonché ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al Thani, nel corso della sua partecipazione alla conferenza di Monaco ha riferito che vi erano stati contatti con Riad ed Abu Dhabi, e diversi sforzi erano stati profusi per provare a risolvere la crisi. Tuttavia, il tutto è stato interrotto nel mese di gennaio scorso. Da parte sua, Doha, secondo quanto riferito dal ministro, non si ritiene responsabile del fallimento dei diversi tentativi, ed è pronta a riprendere i negoziati. Questo perché, a detta di Jassim al-Thani, si è consapevoli della necessità di un accordo in materia di sicurezza nella regione del Medio Oriente.

Sul fronte internazionale, il Kuwait, insieme all’Oman, è uno dei Paesi del Golfo relativamente pacifico, caratterizzato da una politica estera indipendente e da una posizione neutrale. Il primo gennaio 2018, il Paese, dopo una pausa di circa 40 anni, è divenuto membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’organo dell’organizzazione internazionale, la cui responsabilità principale è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Circa il Piano di Pace per il Medio Oriente, presentato il 28 gennaio scorso dal presidente statunitense, Donald Trump, volto a risolvere il conflitto israelo-palestinese, il Kuwait, secondo quanto riferito anche dal viceministro degli Esteri, sostiene e apprezza gli sforzi profusi da Washington. Parallelamente, è stato sottolineato che il piano riguarda la causa di una popolazione che ha sofferto per più di settanta anni, e che una soluzione potrà essere raggiunta solo rispettando i principi di legittimità internazionale, le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, l’iniziativa di pace araba e una soluzione a due Stati, che prevede l’istituzione di uno Stato palestinese con Gerusalemme Est come capitale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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