Burkina Faso: attacco contro una chiesa, 24 morti

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 10:52 in Africa Burkina Faso

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 24 persone sono rimaste uccise in un attacco contro una chiesa nel Nord del Burkina Faso. L’offensiva, avvenuta durante la messa domenicale del 16 febbraio, non è ancora stata rivendicata ma si ritiene che i responsabili siano da ricercarsi tra i militanti dei gruppi islamisti legati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico. Questi jihadisti, di recente, hanno aumentato le loro aggressioni inasprendo le rivalità etniche e religiose.

Non è la prima volta che gruppi di uomini armati attaccano fedeli cristiani durante le messe o le processioni religiose. Nel maggio 2019, una serie di attacchi diretti contro la comunità cristiana del Paese aveva sconvolto le tradizionali relazioni pacifiche con la maggioranza musulmana.

L’attacco di domenica è avvenuto nel villaggio di Pansi, situato nella regione di Yagha. “Aggressori armati hanno attaccato i pacifici residenti dell’area dopo averli identificati e separati dai non residenti”, ha dichiarato con una nota, lunedì 17 febbraio, il governo burkinabè. Nel corso dell’offensiva, 18 persone sarebbero rimaste ferite e un numero imprecisato di abitanti del villaggio sarebbe stato preso in ostaggio.

Gli attentati dello scorso anno, in seguito ai quali è cresciuta la violenza interreligiosa nel Paese dell’Africa occidentale, si sono concentrati per la maggior parte nell’arco di un mese. Il 26 maggio, alcuni uomini armati avevano fatto irruzione in una chiesa nel Nord del Burkina Faso, sempre durante una messa mattutina, uccidendo almeno 4 persone. Il 14 maggio, altri 4 fedeli cattolici erano rimasti uccisi a seguito di un attacco effettuato da un gruppo di uomini armati contro una processione, ancora una volta nel Nord del Paese. In tale occasione, i terroristi avevano anche distrutto alcuni simboli religiosi, tra cui una statua della vergine Maria. Infine, un precedente attentato in una chiesa, effettuato domenica 12 maggio, aveva causato la morte di altre 6 persone, tra cui il sacerdote che stava per tenere la messa, a Dablo, comune della provincia di Sanmatenga. Anche alla fine del mese di aprile, altri 6 fedeli sono rimasti stati uccisi in un attacco contro una chiesa protestante di Silgadji, sempre nel Nord del Paese. Quello di aprile è stato il primo attacco jihadista in una chiesa dal 2015.  

Il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Uno degli attentati di maggior impatto è stato condotto il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba. In tale occasione, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando le difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. Le aree che hanno visto un’esplosione incontrollata della violenza sono generalmente quelle più aride e sottosviluppate, dove i gruppi armati sfruttano la povertà e le divisioni etniche o religiose per reclutare combattenti e provocare maggior impatto. Secondo il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso. A partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Nel 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.