Algeria: un possibile soft power in Africa

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 14:10 in Africa Algeria

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Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha annunciato l’istituzione di un’Agenzia di cooperazione internazionale per la solidarietà e lo sviluppo (ALDEC), volta ad intensificare le relazioni con il continente africano. Ciò rappresenta un ulteriore cambio di rotta del ruolo svolto dall’Algeria a livello internazionale.

L’annuncio è giunto il 17 febbraio dalla città di Addis Abeba, capitale etiope. Secondo quanto riferito, l’obiettivo di tale Agenzia è promuovere aiuti, assistenza e solidarietà verso i Paesi vicini, e, in particolare, gli Stati del Sahel. Nel valutare le relazioni tra l’Algeria ed il continente africano, un professore di relazioni internazionali all’università di Blida, Muhsin Hanish, le ha definite antiche ed interconnesse. A livello politico, è stato spiegato, i rapporti sono da considerarsi buoni sia a livello bilaterale sia multilaterale, soprattutto con l’Unione Africana, in linea con l’approccio adottato dal Paese in materia di politica estera. A livello economico, invece, sulla base della portata degli scambi commerciali dell’ultimo periodo, Algeri continua ad avere un ruolo marginale. Pertanto, ha specificato Hanish, con la creazione dell’Agenzia di cooperazione, l’Algeria desidera ripristinare un ruolo guida a livello continentale come in passato, attraverso la creazione di una rete commerciale ed economica rinnovata.

Un’altra considerazione è giunta da un professore di prospettive e pianificazione strategica dell’Università di Algeri, Salim Galala, il quale ha affermato che tale nuova politica adottata da Algeri si discosta dal ruolo tradizionale svolto negli anni ’90, legato principalmente alla cooperazione in materia di sicurezza. Pertanto, attraverso l’apertura dell’Agenzia e il nuovo approccio, l’Algeria desidera altresì evidenziare una dimensione pacifica in materia di cooperazione, e, come accaduto anche per alcuni Paesi asiatici, tra cui la Cina, il desiderio è divenire un soft power. A detta di Galala, il Paese possiede le caratteristiche idonee a raggiungere tale status e l’Africa rappresenta una possibile piattaforma per metterlo effettivamente in atto. Tra queste, una visione moderata dell’Islam, sulla base della dottrina Maliki, che ha reso il Paese un riferimento religioso “efficace e influente”.

In tale quadro, secondo quanto riferito, l’ALDEC rappresenta uno degli strumenti più rilevanti, in quanto, se favorirà davvero la cooperazione in materia economica, culturale e di sicurezza, consentirà all’Algeria di effettuare passi in avanti verso una maggiore apertura economica e rafforzerà la presenza ed il ruolo di Algeri nel nuovo millennio in un continente “promettente”.

L’ex presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, già nel 1999 aveva rivolto lo sguardo al continente africano, provando a rafforzare le relazioni tra l’Algeria e altri Paesi del continente africano e soprattutto del Sahel. Ciò è stato testimoniato dagli investimenti stanziati sin dal 2007 in Mali da parte della compagnia statale petrolifera algerina Sonatrach, tra cui quello stanziato nel 2011, pari a 10 milioni di dollari. Dal 2011, diverse sono state poi le donazioni offerte alla Tunisia, l’ultima del 2020, pari a circa 150 milioni di dollari. Inoltre, sono 14 i Paesi africani ad avere contratto un debito con Algeri, per un totale di 902 milioni di dollari.

Nell’ambito della sicurezza, l’Algeria è stata promotrice della strategia dei “Paesi di campo” che comprende Mali, Niger e Mauritania, e volta a far fronte alle sfide della regione, mentre dal 2005 Algeri ha preso parte all’iniziativa antiterrorismo del Sahel, guidata dagli Stati Uniti. Nel 2001, poi, l’Algeria ha altresì partecipato alla New Partnership for Africa’s Development (NEPAD), un’organizzazione strategica per lo sviluppo panafricano socioeconomico. Tuttavia, è stato evidenziato come tale apertura e tale impegno in ambito diplomatico sia venuto meno negli ultimi anni della presidenza Bouteflika, a tal punto da parlare di “scomparsa dal palcoscenico internazionale” negli ultimi sette anni.

I dati ufficiali indicano che il volume degli scambi commerciali tra l’Algeria e i Paesi africani fino all’anno 2018 non supera i tre miliardi di dollari, con esportazioni pari a 1.6 miliardi di dollari, ed importazioni dal valore di 1.4 miliardi di dollari. Il 96% di queste transazioni è stato, però, limitato a soli cinque Paesi africani.

Dal mese di dicembre 2019, Algeri è emersa come un attore chiave a livello diplomatico anche in riferimento al dossier libico, Paese con cui condivide circa 1.000 km di confine. In tale mese, il Consiglio supremo di sicurezza ha stabilito che il Paese sarebbe tornato a svolgere un ruolo all’interno di alcuni dossier internazionali, in primis la crisi libica. In precedenza, durante la presidenza di Abdelaziz Bouteflika, terminata il 2 aprile 2019, il Paese si era allontanato dalle arene sia regionali sia internazionali. Tuttavia, già a inizio gennaio 2020, Abdelmadjid Tebboune aveva espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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