Afghanistan: annunciata la vittoria elettorale di Ashraf Ghani

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 17:04 in Afghanistan Asia

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Il 18 febbraio, la Commissione Elettorale Indipendente (IEC) dell’Afghanistan ha annunciato la vittoria dell’attuale presidente, Ashraf Ghani, alle elezioni del 28 settembre 2019. 

Ghani ha totalizzato il 50,6% delle preferenze, con 923.592 voti e si è quindi assicurato un secondo mandato alla guida del Paese. Abdullah Abdullah è arrivato secondo, con il 39,52% e 720.841 preferenze. L’affluenza totale è stata di 1.823.948 votanti in 24.258 seggi. Il 31,5% di questi erano donne. Il presidente della Commissione, Hawa Alam Nuristani, ha annunciato i risultati in quello che ha definito un giorno “storico” per l’Afghanistan, sottolineando l’importanza di tali elezioni per il Paese, sconvolto dalle violenze. Nuristani ha sottolineato che 26.580 seggi elettorali erano rimasti aperti il giorno delle elezioni, ma ben 3.006 erano rimasti chiusi per ragioni di sicurezza. Nuristani ha poi aggiunto che queste elezioni sono state le prime che hanno previsto l’utilizzo di dispositivi biometrici.

Rispetto ai risultati preliminari della Commissione, annunciati il 22 dicembre 2019, ci sono state leggere modifiche. L’IECC ha condotto un riconteggio parziale dei 300.000 voti controversi, che ha portato ad un’aggiunta di 262 voti per Ghani e 742 voti per Abdullah. Alla fine, 453 voti sono stati invalidati. I risultati mettono fine al un periodo post-elettorale caratterizzato da incertezze. Il 30 settembre, appena 2 giorni dopo le elezioni Abdullah aveva annunciato la propria vittoria. “I nostri voti sono di più e non andremo al secondo turno”, aveva dichiarato Abdullah in una conferenza stampa a Kabul. Allo stesso modo, tuttavia, anche uno dei principali supporter di Ghani, Amrullah Saleh, aveva dichiarato che l’ex presidente aveva ottenuto una chiara vittoria al primo turno, senza fornire alcuna prova a supporto di tale affermazione. “Le informazioni che abbiamo ricevuto dimostrano che il 60-70% delle persone ha votato per noi”, aveva però dichiarato Saleh. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità. Come evidenziato dal presidente, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia del centenario dall’Indipendenza del Paese dal Regno Unito, che si è tenuta il 19 agosto 2019, il Paese si trova a dover affrontare due principali minacce. La prima vede come protagonisti i talebani, mentre la seconda riguarda la presenza dell’ISIS. Questi ultimi si sono installati nel Paese a seguito della fuga da altre regioni mediorientali. I talebani, invece, si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, dalla fine di una guerra civile tra diversi gruppi locali. Nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per riprendere il controllo del governo.    

Uno dei più recenti round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani, svoltosi a Doha,in Qatar, era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti degli Stati Uniti e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno. Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, a Nord di Kabul. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi, uccisa in Afghanistan

A partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Tuttavia, i militanti islamisti afghani non hanno specificato quali fossero le nuove richieste di Washington. Tuttavia, il 14 febbraio, i media statunitensi hanno reso noto che Washington aveva concordato una tregua della durata di 7 giorni con i talebani, a partire dal 22 febbraio. Se tale cessazione delle violenze sarà rispettata, l’accordo per il ritiro delle truppe USA sarà finalizzato.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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