Aereo israeliano sorvola per la prima volta il cielo del Sudan

Pubblicato il 18 febbraio 2020 alle 14:31 in Israele Sudan

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Il primo ministro di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che un aereo civile israeliano ha sorvolato lo spazio aereo sudanese, un primo segnale tangibile della normalizzazione dei rapporti tra Israele e Sudan. “Il primo aereo israeliano è passato sopra ai cieli del Sudan. È un bel cambiamento”, ha detto Netanyahu in un incontro con alcuni leader ebrei americani, domenica 16 febbraio. “Stiamo discutendo di riallacciare rapidamente i rapporti”, ha aggiunto. Secondo quanto riferito dal quotidiano Middle East Eye, un ufficiale israeliano, parlando in condizione di anonimato, ha rivelato che l’aereo era un jet privato.

Il 5 febbraio, Khartoum aveva dato un’approvazione iniziale al governo di Israele, affermando di voler riaprire lo spazio aereo ai velivoli di Tel Aviv. L’annuncio era stato emesso in seguito a un incontro a sorpresa tenutosi il 3 febbraio tra Netanyahu e il leader del Consiglio di transizione sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, in Uganda. Il premier israeliano, prima dell’annuncio sudanese, aveva affermato che aprire lo spazio aereo sul Sudan agli aerei civili israeliani avrebbe permesso loro di ridurre i tempi di volo per il Sudamerica, quarta maggiore destinazione di viaggio per i cittadini di Israele. Quel corridoio aereo include anche Egitto e Ciad, con i quali Tel Aviv ha ripristinato i rapporti rispettivamente nel 1979 e nel 2018. “Con il Sudan stiamo stabilendo relazioni di tipo cooperativo”, aveva affermato Netanyahu durante un discorso elettorale mercoledì 5 febbraio, aggiungendo: “Sorvoleremo il Sudan”.

Secondo quanto reso noto dal quotidiano The Washington Post, un alto ufficiale sudanese ha riferito che l’incontro tra al-Burhan e Natanyahu sarebbe stato orchestrato dagli Emirati Arabi Uniti, con la finalità di “accelerare” il processo di rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Khartoum era stata accusata, negli anni ’90, di aver ospitato Osama Bin Laden e altri terroristi ricercati. In più, sotto il dominio dell’ex presidente sudanese Omar al-Bashir, il Sudan era stato accusato di essersi offerto all’Iran come passaggio strategico per la fornitura di armi ai militanti palestinesi della Striscia di Gaza. Il Sudan fa parte della Lega Araba e, come gli altri membri dell’organizzazione, ha rigettato il “Piano di pace” per il Medio Oriente elaborato dall’amministrazione del presidente americano Donald Trump.

Per Israele, la visita africana ha segnato un passo importante verso la ricerca di un miglioramento delle relazioni con i Paesi arabi e africani. Si tratta di un momento delicato per Netanyahu, che cerca di essere rieletto a marzo mentre affronta un’ondata di accuse per corruzione. Il premier israeliano si era recato in Uganda per “tornare in Africa alla grande” e convincere il Paese dell’Africa orientale ad aprire una propria ambasciata a Gerusalemme. Israele sta corteggiando da diverso tempo gli Stati africani e sta cercando di normalizzare le relazioni con quelli a base musulmana per ottenere il loro appoggio in sede ONU e in altre sedi internazionali. 

Il Sudan aveva ospitato il summit della Lega Araba immediatamente successivo alla guerra dei 6 giorni del 1967, conclusosi con la definizione della regola dei 3 no: “No alla pace con Israele, no al riconoscimento di Israele e no alle negoziazioni con Israele”. Il consenso intorno a questo postulato crollò quando l’Egitto firmò un trattato di pace con Israele, nel 1979 e, negli ultimi anni, si è ulteriormente indebolito quando Tel Aviv ha iniziato a migliorare i rapporti con le nazioni del Golfo che condividono la sua preoccupazione nei confronti dell’Iran. Incrementare i rapporti diplomatici con il Sudan rappresenterebbe un ulteriore traguardo diplomatico per Israele. Al momento, solo due Stati arabi, ovvero l’Egitto e la Giordania, hanno stretto la pace con Tel Aviv.

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Chiara Gentili

di Redazione

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