Pompeo in Africa per un tour tra Senegal, Angola ed Etiopia

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 10:19 in Africa USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, si trova in Africa per il suo primo tour nel continente da quando ha assunto l’incarico di capo del Dipartimento di Stato USA, nell’aprile 2018. La visita, iniziata in Senegal il 15 febbraio, sta proseguendo in Angola e in Etiopia, con l’obiettivo di contrastare gli interessi di Cina e Russia nei maggiori Paesi africani e di ridiscutere dell’impegno militare di Washington sul continente. Il tour giunge poco dopo l’annuncio, da parte dell’amministrazione Trump, di una possibile riduzione della presenza americana nella regione occidentale del Sahel, dove i gruppi estremisti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico stanno intensificando le loro offensive e guadagnando terreno. Un caso che ha destato sorpresa, ad esempio, è la crescita di due organizzazioni terroristiche locali, ovvero Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), collegata ad al-Qaeda, ed Islamic State in the Greater Sahara, legato all’ISIS, i cui militanti sono stati spesso colti a collaborare tra loro, un qualcosa che, a detta del direttore del Comando delle operazioni speciali in Africa, il generale Dagvin Anderson, succede assai raramente. “Questo fenomeno è in gran parte dovuto a interconnessioni personali ma si tratta sicuramente di qualcosa di interessante”, ha detto Anderson.

Un altro motivo di preoccupazione è la decisione dell’amministrazione Trump che impone il blocco dei visti ai cittadini della Nigeria, la nazione più popolosa dell’Africa, con circa 200 milioni di abitanti. Le restrizioni sono state altresì imposte anche ad altri Paesi africani, tra cui Eritrea, Tanzania e Sudan.

Alcuni leader africani si sono lamentati di una politica americana che, sul continente africano, sembra seguire la logica “o noi o loro”, con loro intese soprattutto Cina e Russia. Tuttavia, secondo gli esperti, la maggior parte dei capi di Stato africani ragiona in maniera molto pragmatica e, per questo, sembra molto desiderosa di lavorare con gli Stati Uniti. “Se venisse offerto loro un incontro alla Casa Bianca, ci andrebbero subito”, ha affermato Mike O’Hanlon, direttore della Brookings Africa Security Initiative.

Nel suo viaggio in Africa, Pompeo incontrerà i leader e gli uomini d’affari di Senegal, Angola ed Etiopia. La sua prima tappa, a Dakar, è volta a consolidare i legami con l’unico Paese della regione saheliana che, al momento, è riuscito ad evitare gli attacchi dei militanti estremisti che colpiscono Mali, Burkina Faso e Niger. L’esercito degli Stati Uniti tiene addestramenti annuali in Senegal, a Flintlock, e nella vicina Mauritania per aiutare le truppe locali a contrastare l’estremismo.

Ci sono segnali, tuttavia, che l’interesse militare degli Stati Uniti in Africa possa calare. L’anno scorso, l’amministrazione Trump ha deciso di passare a una strategia volta a cercare semplicemente di contenere i gruppi estremisti del Sahel invece di combatterli. Nel frattempo, alcune truppe americane da combattimento in Africa sono state sostituite da addestratori militari. I funzionari francesi, preoccupati dal disimpegno di Washington, che potrebbe lasciarli da soli a combattere la minaccia terroristica del Sahel, hanno fatto pressioni sugli Stati Uniti per invitarli a non ridurre la loro presenza militare. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha tuttavia sottolineato che “una gran parte dei programmi di sicurezza condotti nel Sahel sono pagati dai fondi del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e c’è un forte interesse a continuare quei programmi”.

Dopo il Senegal, Pompeo farà tappa in Angola, un Paese ricco di petrolio ma in gran parte impoverito. Qui, il presidente, Joao Lourenco, sta facendo passi importanti per combattere la corruzione e colpire le figure, accusate di frode, legate al governo precedente. A quel punto, il Segretario di Stato USA si recherà in Etiopia, la seconda nazione più popolosa dell’Africa, con oltre 100 milioni di persone, e quartier generale dell’Unione Africana. L’Etiopia è un importante alleato degli Stati Uniti nel Corno d’Africa, soprattutto in materia di sicurezza, e sta affrontando diversi cambiamenti politici da quando il primo ministro, Abiy Ahmed, è entrato in carica, nell’aprile 2018. Nonostante le riforme, il Paese, che conta più di 80 gruppi etnici, appare ancora molto frammentato e l’alta politicizzazione delle minoranze provoca continue tensioni, spesso sfociate in aperti conflitti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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