ONU: è necessario far rispettare l’embargo sulle armi in Libia

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 6:30 in Africa Libia

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Stephanie Williams, rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Libia, ha dichiarato che “l’embargo sulle armi è diventato una barzelletta” e le continue violazioni devono essere monitorate e sanzionate. 

I ministri degli Esteri di una decina di Paesi, insieme ad altri funzionari nazionali e internazionali, si sono riuniti il 16 febbraio, a Monaco, per discutere del conflitto in Libia e ribadire l’impegno a rispettare l’embargo sulle armi e a sostenere un completo cessate il fuoco. “L’embargo sulle armi è diventato una barzelletta, c’è davvero bisogno di intensificare gli sforzi di tutti in questo campo”, ha dichiarato Stephanie Williams. “È complicato perché ci sono violazioni da terra, mare e aria, ma la questione deve essere monitorata e devono essere attribuite le responsabilità”, ha aggiunto la rappresentante delle Nazioni Unite. Anche la Germania sostiene la posizione dell’ONU. “E’ stato ovvio nelle ultime settimane che ci sono state molte, non insignificanti, violazioni dell’embargo sulle armi”, ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, durante la conferenza stampa dopo l’incontro. “Ci sono state spiegazioni diverse su quali siano le ragioni di questa situazione, ma tutti concordano sul fatto che il percorso che abbiamo intrapreso, che è quello di separare le parti in conflitto dai loro sostenitori, è ancora l’unico per un possibile esito positivo”, ha aggiunto. 

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che il precedente accordo raggiunto a Berlino il 19 gennaio è stato ripetutamente violato dalle continue consegne di armi e dall’escalation dei combattimenti in Libia. A seguito della Conferenza di Berlino, i partecipanti avevano concordato 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare la fine del traffico bellico e l’importanza di preferire una soluzione politica a quella militare. Inoltre, la sera dell’11 febbraio, il Consiglio di Sicurezza ha adottato, con una maggioranza pari a 14 voti, una risoluzione congiunta tedesco-britannica che estende fino al 30 aprile 2021 l’embargo sulle armi in Libia, nonché altre misure relative a petrolio, divieti di trasferimento di merci e persone e congelamento di beni. La risoluzione, inoltre, impone agli esperti delle Nazioni Unite incaricati di monitorare l’applicazione delle sanzioni e di presentare relazioni su ogni attività relativa alle operazioni di import ed export illegali, soprattutto di petrolio, greggio e prodotti petroliferi raffinati. La Russia si è astenuta dal voto di tale risoluzione.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, le cui milizie sono capeggiate dal generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e, in alcuni casi, ha avuto il supporto della Francia e degli Stati Uniti. Invece, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo tripolino, riconosciuto a livello internazionale.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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