Libia: UE abbandona Operazione Sophia e approva missione di monitoraggio dell’embargo

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 19:30 in Europa Libia

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Il ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio, ha dichiarato che l’Operazione Sophia non è stata rinnovata e che l’UE ha deciso di avviare una missione di monitoraggio dell’embargo delle armi in Libia.

La decisione, giunta lunedì 17 febbraio, è scaturita, secondo quanto dichiarato da Di Maio, dall’inadeguatezza dell’Operazione Sophia in materia di monitoraggio dell’embargo. Al contrario, ha rivelato il ministro italiano, la nuova missione sarà dotata di mezzi della Marina militare, le quali verranno inviate sul fianco orientale delle coste libiche, dove giungono i carichi di armi.

L’attività delle navi nelle acque ad Est della Libia, in particolare, secondo le dichiarazioni di Di Maio, preverrà anche la trasformazione della Missione UE in un richiamo per i migranti. In ogni caso, ha specificato il ministro, è stata proposta l’interruzione delle attività nel caso in cui questo accada.

Con l’avvio di tale missione, ha dichiarato Di Maio, l’UE sta garantendo il proprio impegno in ambito navale, aereo e anche sul campo affinchè venga rispettato l’embargo delle armi in Libia. In aggiunta, ha sottolineato il ministro degli Esteri di Roma, la decisione adottata a Bruxelles segnala anche il maggiore ruolo svolto dall’Italia, la quale torna in Libia, insieme all’Europa, nel ruolo di garante di pace e non di istigatore di conflitto.

L’Operazione Sophia, formalmente nota con il nome di European Union Naval Force in the South Central Mediterranean (EUNAVFOR Med), era stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Nello specifico, l’obiettivo della missione era quello di “identificare, sequestrare e disporre dei mezzi utilizzati, o sospettati di essere utilizzati, dai trafficanti di migranti, al fine di fornire un contributo agli sforzi europei finalizzati alla distruzione del modello operativo delle reti di trafficanti del Mediterraneo centromeridionale e prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare”. Alla missione partecipano 25 Paesi membri dell’UE, ad esclusione di Belgio e Danimarca, e il Regno Unito. Il primo giugno scorso, l’operazione era stata privata del suo assetto navale. Ciò era scaturito, secondo quanto ricostruito da ANSAmed, dai contrasti tra i membri dell’Unione Europea in materia di ridistribuzione dei migranti.

Lo scorso 7 febbraio, il Comitato politico e di sicurezza del Consiglio dell’UE si era riunito per discutere dell’Operazione Sophia, al fine di garantire maggiore efficacia al monitoraggio dell’embargo delle armi alla Libia deciso dalle Nazioni Unite. Tuttavia, in tale occasione i vertici partecipanti non avevano trovato un’intesa in merito al ritorno delle navi nell’Operazione.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Per trovare una soluzione a tale instabilità, lo scorso 19 gennaio si erano riunite a Berlino diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la Libia continua ad essere teatro di scontri sul campo, caratterizzati, informa Reuters, dal tentativo di Haftar di aprire un nuovo fronte attraverso l’avanzata delle proprie forze verso Misurata, nell’Ovest del Paese. Nel frattempo, anche  Stephanie Williams, rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Libia, ha dichiarato che “l’embargo sulle armi è diventato una barzelletta” e le continue violazioni devono essere monitorate e sanzionate. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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