Libia: una situazione fragile e preoccupante

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 14:15 in Africa Libia

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Il portavoce delle forze del governo tripolino, Mohamed Qanunu, ha affermato che il proprio esercito ha preso di mira con colpi di artiglieria raggruppamenti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il presidente del Consiglio tripolino, Fayez al-Sarraj, ha fatto il punto sulla situazione politica, economica e di sicurezza del Paese.

Secondo quanto riferito da Qanunu, il 16 febbraio, le proprie operazioni, derivano dalle ultime azioni dell’LNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, il quale ha continuato a violare il cessate il fuoco precedentemente stabilito, minando, a detta del portavoce, la sicurezza e la stabilità dei civili residenti nei pressi della capitale Tripoli. Alla luce di ciò, i ministri degli Esteri di una decina di Paesi, insieme ad altri funzionari nazionali e internazionali, si sono riuniti il 16 febbraio a Monaco, per discutere del conflitto in Libia. Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la necessità di intensificare gli sforzi a livello nazionale e internazionale per raggiungere un cessate il fuoco nel Paese e rispettare l’embargo sulle armi.

Si è trattato, in realtà, di un incontro di follow up che ha fatto seguito alla cosiddetta conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso. “La situazione sul campo in Libia è fragile e preoccupante”, ha dichiarato il vicecapo della Missione Onu in Libia, Stephanie Williams, secondo cui sono state circa 150 le violazioni di cessate il fuoco monitorate dalle Nazioni Unite. Ciò, a detta della rappresentante speciale, indica che la tregua alla periferia di Tripoli continua ad essere molto precaria.

In tale quadro, il premier del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, ha affermato che le forze dell’esercito tripolino continuano a prestare la massima attenzione e a ritrovarsi in uno stato di allerta, soprattutto nelle postazioni situate nelle aree periferiche della capitale Tripoli. A tal proposito, al-Sarraj ha dichiarato che, sul fronte opposto, non vi è un interlocutore o un partner disponibile alla pace, ma un “aggressore”, a cui dovrebbe essere impedito di entrare nella capitale o in qualsiasi altra città libica.

Sul fronte militare e della sicurezza, al-Sarraj ha ribadito che il numero di violazioni commesse dalle milizie di Haftar è aumentato dopo la decisione del Consiglio di Sicurezza in merito al cessate il fuoco, del 12 febbraio scorso. Tuttavia, è stato riportato, la situazione sul campo è migliorata per le proprie forze. Inoltre, il governo tripolino sta lavorando per migliorare gli apparati militari e di sicurezza, anche attraverso partenariati con società internazionali, tra cui la statunitense Jones Consulting Corporation.

Il premier tripolino ha poi affermato che, alla luce delle violazioni commesse da Haftar, i prossimi incontri del comitato militare congiunto 5+5, che vede la presenza di rappresentanti di entrambe le fazioni, sarà determinante e bisognerà impegnarsi ancor di più per raggiungere un cessate il fuoco permanente. Per al-Sarraj, parlare delle diverse questioni senza una tregua permanente è un’assurdità, e solo un cessate il fuoco potrà portare ad una risoluzione del conflitto, consentendo agli sfollati di ritornare nelle proprie abitazioni. Circa l’intesa con la Turchia, al-Sarraj ha poi parlato di “legittima autodifesa”, ribadendo come gli accordi del 27 novembre scorso siano stati stipulati nel pieno rispetto di leggi e norme internazionali.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

In tale quadro, nella sera dell’11 febbraio, il Consiglio di Sicurezza ha adottato, con una maggioranza pari a 14 voti, una risoluzione congiunta tedesco-britannica che estende fino al 30 aprile 2021 l’embargo sulle armi, nonché altre misure relative a petrolio, divieti di trasferimento di merci e persone e congelamento di beni. La risoluzione, inoltre, impone agli esperti delle Nazioni Unite incaricati di monitorare l’applicazione delle sanzioni e di presentare relazioni su ogni attività relativa alle operazioni di import ed export illegali, soprattutto di petrolio, greggio e prodotti petroliferi raffinati. La Russia si è astenuta dal voto di tale risoluzione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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