Italia: proteste a Genova contro una nave diretta in Arabia Saudita e carica di armi

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 20:30 in Arabia Saudita Italia

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Il collettivo autonomo dei lavoratori portuali di Genova ha organizzato una protesta contro una nave cargo carica di armi destinate all’Arabia Saudita, attraccata al porto italiano. È quanto rivelato, lunedì 17 febbraio, dal The New Arab, il quale ha altresì specificato che le proteste si sono scagliate contro il possibile impiego delle armi a bordo della nave cargo in Yemen.  

Il carico di armi era stato ricevuto dalla nave, la Bahri Yanbu, una volta attraccata ad Antwerp, in Belgio. Successivamente, avrebbe dovuto sostare al porto francese di Le Havre, per caricare ulteriori armamenti, ma tali operazioni sono state fermate da alcune proteste organizzate da attivisti in materia di diritti umani.

Nello specifico, i manifestanti sostengono che l’invio di armi ai sauditi siano una violazione di un trattato delle Nazioni Unite, dal momento che queste possono essere impiegate contro i civili in Yemen, teatro di conflitto dal 2015.

In tale contesto, e dato il successo degli attivisti in Francia, anche in Italia vi era stato un tentativo per impedire l’arrivo della Bahri Yanbu al porto di Genova, ma ciò nonostante, la prefettura aveva autorizzato il suo ingresso.

Tuttavia, dopo che gli addetti ai lavori del porto di Genova si sono rifiutati di caricare i generatori di corrente a bordo della nave, il collettivo autonomo dei lavoratori portuali della città ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, con la quale ha spiegato di non voler essere complice di ciò che accade in Yemen.

Nel frattempo, una volta terminate le operazioni a Genova, la nave partirà per Gedda, in Arabia Saudita.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 22 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il conflitto nel Paese è considerato nella regione mediorientale una guerra per procura (dall’inglese, proxy war) disputata tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Tuttavia, gli Houthi hanno sempre respinto l’accusa di prendere ordini da Teheran, e si dicono in rivolta contro la corruzione statale.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 al 2019 sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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