Iraq: cittadini e studenti ancora in piazza, basta povertà

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 10:03 in Iraq Medio Oriente

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Sono trascorsi più di quattro mesi dall’inizio dell’ondata di proteste in Iraq, che ha interessato soprattutto la capitale Baghdad ed i governatorati meridionali. Anche il 16 febbraio la popolazione irachena è scesa in piazza, determinata a proseguire fino a quando non verranno soddisfatte le proprie richieste.

In particolare, i gruppi di manifestanti sono contrari ad un governo con a capo il premier designato il primo febbraio scorso, Mohammed Tawfiq Alawi. La popolazione irachena continua ad invocare la nomina di una personalità indipendente e lontana da qualsiasi partito politico, nonché un esperto in grado di attuare le riforme necessarie a risanare le crisi economiche, politiche e sociali in cui versa attualmente l’Iraq. Tali caratteristiche, a detta della popolazione, non sono incarnate da Alawi, il quale, avendo assunto il mandato di ministro delle Comunicazioni per due volte, viene considerato vicino a quella classe politica al potere fortemente contestata, e non in grado di rispondere alle richieste ed esigenze della popolazione irachena.

Pertanto, mentre continuano le consultazioni volte a formare il nuovo esecutivo, che, a detta di Alawi, potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, Baghdad e le altre città meridionali, domenica 16 febbraio, hanno continuato ad assistere a nuove proteste. Alawi, dal canto suo, fin dalla sua nomina, si è impegnato a formare un governo “indipendente” e, non da ultimo, nel corso di un incontro con alcuni rappresentanti dei gruppi di manifestanti, ha promesso loro l’assegnazione di due dicasteri nel nuovo esecutivo in via di formazione, affermando altresì che la loro opinione verrà presa in considerazione per la nomina di cinque ministri. Per il premier neoeletto si è vicini al raggiungimento di un “risultato storico”.

Negli ultimi giorni, le piazze irachene hanno visto la presenza di numerosi giovani e studenti. Il 16 febbraio, questi si sono riversati, in particolare, nelle due piazze principali della capitale, piazza Tahrir e piazza al- Khailani, dopo che la sera precedente i loro accampamenti erano stati incendiati. Nelle sere sia del 15 sia del 16 febbraio, Baghdad è stata altresì testimone di scontri tra i manifestanti e le forze di polizia, dove è stato segnalato l’impiego di esplosivi e gas lacrimogeni contro la folla di manifestanti.

Oltre ad esprimere il proprio rifiuto contro Alawi, i giovani iracheni si sono poi detti stanchi di far parte ancora di quei governatorati più poveri, in un Paese altrettanto povero. Tali affermazioni sono giunte dopo che il Ministero della Pianificazione ha pubblicato le ultime statistiche e ricerche relative ai tassi di povertà dell’Iraq. Sulla base dei dati raccolti, quattro governatorati, meridionali ed orientali, sono risultati essere i più poveri. Tra questi, Samawah, al-Diwaniyya, Dhi Qar e Maysan. Inoltre, la provincia meridionale di Al-Muthanna è in cima alla lista, con un tasso di povertà pari al 52%, mentre la seconda è Diwaniya, con una percentuale del 48%.

È proprio la povertà ad aver spinto la popolazione irachena, soprattutto proveniente dai governatorati iracheni meridionali, considerati un tempo tra i più ricchi, a scendere in piazza sin dal primo ottobre 2019. I manifestanti sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate. In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, l’ex primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di Alawi.

Secondo quanto riferito dal vicepresidente del Consiglio dei Rappresentanti iracheno, Bashir al-Haddad, il 17 febbraio, il nuovo governo dovrà tenere conto dell’opinione dei manifestanti, al centro dell’ondata di proteste degli ultimi mesi, oltre a dover essere basato su un principio di “partenariato nazionale”, secondo cui tutte le classi e componenti del Paese siano rappresentate in modo equilibrato. Tali principi sono essenziali, a detta di Haddad, per salvaguardare il tessuto sociale, la pace e la stabilità irachena. A detta di Haddad, si stanno vivendo giorni “cruciali” per l’Iraq, in cui risulta essere fondamentale prestare attenzione e soddisfare le richieste dei manifestanti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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