Gli avvertimenti di Ankara su Libia e Siria

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 11:34 in Libia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato la Russia di star gestendo il conflitto libico “al massimo livello”. Parallelamente, Ankara ha esortato le parti coinvolte in Siria, Mosca in primis, a porre fine alle ostilità.

Sia in Siria sia in Libia, Mosca e Ankara si ritrovano ad affiancare due fronti opposti. Circa la Libia, la Russia si è posta a fianco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, mentre la Turchia sostiene il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto dal premier Fayez al-Sarraj. Le accuse di Erdogan contro la Russia fanno riferimento, in particolare, alla presenza di mercenari russi nell’arena libica, membri della cosiddetta compagnia Wagner. Si tratta di una compagnia militare privata, i cui membri, circa 200, sono giunti in Libia nel mese di settembre 2019, per prendere parte alle battaglie a fianco dell’LNA.

Mosca, da un lato, continua a negare un proprio legame con tali mercenari e le accuse rivoltele, affermando che non trovano riscontro nella realtà. Dall’altro lato, il Gruppo Wagner viene considerato una “società di sicurezza privata oscura”, i cui mercenari hanno preso parte non solo al conflitto libico, ma altresì in Siria, Ucraina e la Repubblica Centrafricana. In tale quadro, il capo di Stato turco ha ribadito che il suo Paese continuerà a supportare Sarraj, sulla base degli accordi precedentemente raggiunti, sebbene, a detta di Erdogan, “l’Occidente” continui a sostenere Haftar, fornendo armi, munizioni e denaro.

Parallelamente, il Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il 16 febbraio, a margine della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, ha ribadito che è necessario stabilire un cessate il fuoco anche a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, alla luce dei continui scontri e bombardamenti a cui assiste la regione sin dal mese di aprile 2019. Tale cessate il fuoco, a detta del ministro, dovrà essere permanente e non dovrà essere violato. Nel frattempo, Cavusoglu, insieme al suo omologo tedesco, Heiko Maas, si è detto pronto a creare rifugi provvisori per i milioni di siriani in fuga da Idlib. Tuttavia, è stato evidenziato, si tratta di mere soluzioni temporanee, mentre bisognerà raggiungere una tregua permanente e continuare a contrastare gli ultimi focolai di terroristi.

Nella medesima occasione, il ministro turco ha criticato l’ingerenza “pericolosa” anche di alcuni Paesi del Golfo soprattutto in Libia. A detta di Cavusoglu, tali Stati credono che portare democrazia in un Paese arabo o nella regione possa minare i propri regimi. Parallelamente, il ministro turco ha sottolineato l’importanza di raggiungere una soluzione politica al conflitto libico e a porre fine alle operazioni di aggressione e violazione del generale Haftar. In tale quadro, per lunedì 17 febbraio, è previsto un incontro, a Mosca, tra una delegazione russa e una turca, volta a prendere in esame la situazione in Siria, alla luce dei nuovi progressi dell’esercito del regime siriano verso Aleppo, del 16 febbraio.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente, Bashar al- Assad. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

 Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere.

Parallelamente, Ankara è stata protagonista di un’ulteriore operazione nel Nord-Est della Siria, la cosiddetta “Fonte di Pace”, intrapresa il 9 ottobre, con l’obiettivo di contrastare i curdi presenti nella regione e le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG). La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara. Fonte di pace si è conclusa il 22 ottobre 2019, quando Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

Tuttavia, proprio il 16 febbraio, secondo un comunicato del Ministero della Difesa turco, 2 persone sono morte e altre 5 sono rimaste ferite a seguito di un attacco con autobomba verificatosi nella città nordorientale siriana di Tel Abyad, situata al confine con la Turchia, dove le milizie dell’YPG erano state respinte il mese di ottobre scorso. Secondo le forze di sicurezza locali, sono stati 4 i civili uccisi a seguito dell’attentato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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