Camerun: massacro in un villaggio del Nord-Ovest, uccisi 14 bambini

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 14:09 in Africa Camerun

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Almeno 22 civili, inclusi 14 bambini, sono stati trovati morti in un villaggio della regione anglofona del Camerun. È quanto ha reso l’Agenzia di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite, OCHA, domenica 16 febbraio, specificando che il massacro è stato compiuto da un gruppo di uomini armati nel villaggio nordoccidentale di Ntumbo. “Oltre 22 civili sono stati uccisi, inclusa una donna incinta”, ha dichiarato un funzionario locale di OCHA, James Nunan, aggiungendo che 14 bambini, di cui 9 al di sotto dei 5 anni e almeno 11 di sesso femminile, sono tra le vittime.

Non è ancora chiaro chi siano i responsabili dell’attacco ma uno dei partiti dell’opposizione ha accusato il regime. Nella dichiarazione rilasciata dal Movimento per la Rinascita del Camerun (MRC), si legge: “Il regime dittatoriale e il capo supremo delle forze di Difesa e Sicurezza sono i maggiori responsabili dei crimini”. Anche una figura di spicco del movimento separatista, l’avvocato Agbor Mballa, ha accusato delle violenze, tramite un post su Facebook, “le forze di Difesa dello Stato”. Un ufficiale dell’esercito, tuttavia, ha negato le accuse contro il regime, definendole semplicemente “false”. Lunedì 17 febbraio, le forze armate del Camerun hanno parlato dell’avvenimento come di uno “sfortunato incidente”, causato da un’esplosione di carburante durante uno scontro a fuoco. Il colonnello Cyrille Atonfack Guemo ha specificato che lo scontro con i separatisti anglofoni, da cui sarebbe nato improvvisamente lo scoppio, ha provocato vittime civili ma è servito anche a “neutralizzare 7 terroristi”. “I civili coinvolti sono stati il risultato collaterale delle operazioni di sicurezza nella regione”, ha dichiarato Atonfack in una nota. secondo le sue rivelazioni, 4 soldati e 2 gendarmi stavano effettuando ricognizioni notturne vicino a una casa che era stata “trasformata in una fortezza” e dove era stata raccolta una consistente scorta di armi. Lo scontro a fuoco ingaggiato dalle forze dell’ordine contro un gruppo di uomini armati avrebbe provocato “l’esplosione di diversi contenitori di carburante che hanno provocato un incendio diffuso anche sulle abitazioni vicine”, ha detto Atonfack. Il capo di stato maggiore della difesa, il tenente generale René Claude Meke, ha dichiarato, da parte sua, che l’esercito è stato professionale nella sua lotta contro i separatisti.

Le radici della divisione linguistica nello Stato africano risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di spartire il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori inglesi e francesi. Quando la Repubblica del Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Camerun del sud, sotto la dominazione inglese, si unì ad essa. Tuttavia, le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione e si sente emarginata culturalmente ed economicamente. La crisi è iniziata in maniera dirompente nel novembre 2016, quando le milizie separatiste delle regioni nord e sudoccidentali del Paese hanno cominciato a scontrarsi con l’esercito camerunense per la costituzione di uno Stato autonomo con il nome di Ambazonia. 

Dopo oltre due anni di conflitto e sotto la pressione della comunità internazionale, il governo di Yaoundé ha deciso, alla fine di settembre, di organizzare un dialogo nazionale per risolvere la crisi. L’adozione alla Camera del progetto di legge sullo status speciale ha costretto i leader indipendentisti a boicottare l’incontro, ritenuto inadeguato e incapace di soddisfare le reali esigenze della popolazione anglofona. La proposta risulta lontana sia dalle aspirazioni dei più moderati, che puntano al federalismo, sia da quelle degli indipendentisti armati. Tuttavia, ha suscitato in molti la speranza di riuscire a fare un passo in avanti per risolvere la crisi dopo circa due anni di disimpegno. Molte organizzazioni non governative continuano però a sottolineare che i combattimenti nel Paese non sono cessati e che le violenze contro i civili sono ancora diffuse.

Il 10 febbraio 2020 si sono tenute nel Paese elezioni parlamentari e comunali, ma il voto è stato segnato da un parziale boicottaggio delle opposizioni e da un clima di profonda tensione dovuto alle violenze separatiste. I risultati non sono ancora stati emessi e si attendono notizie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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