Bosnia: scontri tra autorità e migranti

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 17:30 in Balcani Immigrazione

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Centinaia di migranti sono scesi in protesta, in Bosnia, contro le condizioni nei centri di accoglienza, scontrandosi con le autorità.

È quanto rivelato, lunedì 17 febbraio, da InfoMigrants, il quale ha specificato che le tensioni sono scoppiate sabato 15 febbraio nel centro di Miral, nell’area occidentale del Paese.

Nello specifico, i migranti protestavano contro le condizioni del centro di accoglienza e il trattamento subito dalle autorità di frontiera, accusate di esercitare violenza. Le proteste hanno coinvolto i circa 1.000 migranti che si trovano presso il centro di accoglienza di Miral, il quale è predisposto per accogliere 700 persone.

In seguito alle manifestazioni, le autorità hanno arrestato alcuni dei migranti e due attivisti, un inglese e un americano, coinvolti a loro volta nelle proteste.

La struttura di Miral si trova nella cittadina di Velika Kladusa, a circa 10 chilometri dal confine con la Croazia. Stando a quando rivelato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ripreso da Infomigrants, il centro era stato inaugurato nell’ottobre 2018 ed era stato immaginato per accogliere principalmente uomini giunti in Bosnia senza le loro famiglie.

Infomigrants rivela altresì che secondo il report sul fenomeno migratorio rilasciato dall’IOM nel gennaio 2020, il numero di migranti che giungono in Bosnia nella speranza di raggiungere un Paese dell’Unione Europea è aumentato dalla fine del 2017. A tale riguardo, Reuters rivela che nel 2019 circa 50.000 migranti sono giunti in Bosnia nel tentativo di oltrepassare i confini con i Paesi dell’Europa occidentale. La maggior parte dei profughi proviene dal Pakistan, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dal Marocco e dalla Siria. Attualmente, secondo le stime dell’IOM, in Bosnia vi sono tra i 7.000 e gli 8.000 migranti, principalmente localizzati nel cantone di Una Sana.

Per quanto riguarda il 2019, l’IOM ha rivelato che in tale anno 29.232 migranti si sono registrati nel Paese balcanico, ma ha aggiunto che la maggior parte ha intenzione di spostarsi altrove.

La principale meta dei migranti sembra essere la Croazia, motivo per cui molti si concentrano nell’area nord-occidentale della Bosnia, al confine con l’UE. Tuttavia, i migranti hanno riportato di aver subito violenza da parte della polizia croata, accusata anche di dar fuoco agli abiti dei migranti e di sequestrare i loro telefoni cellulari. Da parte sua, la Croazia ha smentito tali accuse.

Zagabria, tuttavia, è anch’essa di passaggio per i migranti, i quali, ha rivelato uno dei manifestanti delle proteste del 15 febbraio, sperano principalmente di recarsi in Italia, Germania o Francia.  

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Una delle aree più colpite del Paese è Velika Kladusa, a ridosso del confine con la Croazia, dove sono in centinaia i migranti che soggiornano in capannoni abbandonati. La posizione di Velika Kladusa, sottolinea ANSAmed, è strategica. Da lì i migranti possono tentare più volte di oltrepassare il confine, dal momento che solo alcuni ci riescono, mentre altri, respinti alla frontiera, sono costretti a riprovarci. Nella cittadina si trova il Miral, ma secondo i dati riportati, le autorità stimano che nel territorio comunale via sia oltre il doppio dei migranti ospitati dal centro.

Anche l’area di Bihac, nell’Ovest della Bosnia, risulta particolarmente colpita dal fenomeno migratorio. In tale zona si trovava Vucjak, un campo profughi sorto nel 2019, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. Si trattava di una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine nel Nord-Ovest della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia. Tuttavia, dopo i frequenti richiami da parte della comunità internazionale, il centro era stato abbattuto.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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