Attentato mortale in Pakistan: almeno 10 morti

Pubblicato il 17 febbraio 2020 alle 18:30 in Asia Pakistan

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Almeno 10 persone sono morte a causa di un attentato suicida nel Sud-Ovest del Pakistan, a Quetta, la capitale del Belucistan.

È quanto rivelato, lunedì 17 febbraio, da Reuters, il quale ha altresì reso noto che il kamikaze aveva come obiettivo un raduno di fedeli, ma si è fatto esplodere dopo essere stato fermato dalle autorità, colpendo un veicolo della polizia. L’attacco non è stato al momento rivendicato da nessun gruppo.

Insieme ai 10 morti, rivela il quotidiano, il kamikaze ha causato almeno 35 feriti, i quali sono stati prontamente trasportati all’ospedale civile della città, la quale già lo scorso 10 gennaio era stata teatro di una potente esplosione contro una moschea.

La provincia del Belucistan, ricca di risorse minerarie, è al centro del Corridoio economico che collega la Cina e il Pakistan, un progetto dal valore di 60 miliardi di dollari che rientra nella più ampia iniziativa della Nuova via della Seta di Pechino.

La provincia, tuttavia, è teatro di una escalation di violenza nell’ultimo periodo. Ciò, riporta Reuters, ha innalzato dubbi in merito alla sicurezza dei progetti infrastrutturali nel Belucistan, tra cui la costruzione di un collegamento energetico tra l’Ovest della Cina e il porto di Gwadar, nel Sud del Pakistan.

A tale riguardo, il South China Morning Post rivela che il Belucistan, la più ampia e povera provincia del Pakistan, è caratterizzato dalla presenza di gruppi islamisti e separatisti, i quali conducono attacchi contro centri urbani e obiettivi altamente controllati dalle autorità. Secondo alcuni analisti, tuttavia, i vertici di Islamabad sono restii a combattere le cause di tale estremismo.

A supporto di ciò vi sono le accuse rivolte al Pakistan in merito al supporto fornito ai talebani e ad altri gruppi estremisti attivi nei pressi del confine con l’Afghanistan, sebbene il premier, Imran Khan, abbia più volte smentito tali accuse.

Anche poche ore prima dell’attentato suicida a Quetta, Khan aveva dichiarato che il suo Paese non è più un rifugio per i militanti e che la sua amministrazione supporta in pieno il processo di pace in Afghanistan e il dialogo tra gli Stati Uniti e i talebani.

Ciò si rivela significativo, dal momento che, come riportato dal quotidiano, il sostegno del Pakistan è considerato strategico per garantire la sicurezza e l’implementazione di un eventuale accordo.

Nel frattempo, i negoziati tra Stati Uniti e talebani sembrano essere prossimi alla loro conclusione. Nello specifico, lunedì 17 febbraio i talebani hanno annunciato che entro fine mese firmeranno a Doha, in Qatar, un accordo di pace con gli Stati Uniti. A dare la notizia è stato un leader talebano, Maulvi Abdul Salam Hanafi, il quale ha riferito che, a seguito della firma del futuro accordo, gli Stati Uniti ed il governo afgano rilasceranno 5.000 prigionieri talebani e, in cambio, i talebani si impegneranno a liberare 1.000 prigionieri. Una volta completato il processo di rilascio dei prigionieri, verrà intrapreso un dialogo intra-afgano. Tuttavia, Hanafi non ha condiviso ulteriori dettagli sui termini dell’accordo proposto e sui tempi concordati per il ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan. Quest’ultimo rappresenta uno dei punti dell’intesa.

Washington, dal canto suo, ha evidenziato che favorirà un accordo di pace sono se i talebani rispetteranno la tregua parziale di sette giorni.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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