Rappresentanti libici e degli USA discutono del blocco del petrolio

Pubblicato il 16 febbraio 2020 alle 15:50 in Libia USA e Canada

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Il vicepresidente del Consiglio Presidenziale di Tripoli, Ahmed Maiteeq, ha concluso una visita di 4 giorni negli Stati Uniti, durante la quale ha discusso degli ultimi sviluppi in Libia e della questione del blocco del petrolio. 

Nello specifico, Maiteeq ha incontrato il consigliere della Casa Bianca, il direttore degli Affari in Nord Africa e Medio Oriente e il vice segretario di Stato. Insieme a tali personalità, il funzionario libico ha riesaminato la situazione in Libia, sopratutto per quanto riguarda le implicazioni della continua chiusura dei giacimenti petroliferi e l’impatto di tale situazione sul bilancio generale dello Stato. I rappresentanti hanno poi discusso della cooperazione congiunta tra i due Paesi nei temi di comune interesse. Il blocco petrolifero è stato dibattuto anche durante un incontro con il presidente del Comitato per le Relazioni Estere del Senato. Gli incontri si sono svolti dal 13 al 16 febbraio. 

Il 15 febbraio, invece, il presidente della National Oil Corporation (NOC), Mustafa Sanallah, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono l’unico Paese che ha “il potere di fare la differenza in Libia”, per quanto riguarda la chiusura del petrolio. “Siamo tutti d’accordo sulla necessità di raggiungere una soluzione sostenibile in modo che ciò che affrontiamo oggi non possa mai più accadere”, ha dichiarato. Anche Sanallah ha avuto un incontro con l’assistente del segretario di Stato degli USA, David Schenker, e con il vice segretario aggiunto dell’Ufficio per gli Affari Internazionali presso il Dipartimento dell’Energia, Matthew Zais. Il 13 febbraio, il NOC ha annunciato che le perdite dovute al blocco del petrolio avevano raggiunto i 437 miliardi di dollari e la produzione è scesa a 163.000 barili al giorno.

Il 18 gennaio scorso, gruppi armati fedeli al generale di Tobruk, Khalifa Haftar, hanno bloccato la produzione dei giacimenti di al-Sharara e al-Feel, situati nei pressi della città costiera di Zawiya. L’assalto è arrivato alla vigilia di un incontro internazionale in cui si è discusso proprio della situazione in Libia, che vede il governo di Tripoli sotto assedio da parte di Haftar, ormai dal 4 aprile 2019. Il 19 gennaio, numerosi leader si sono riuniti nella Conferenza di Berlino per provare a tracciare un percorso verso una soluzione politica a tale conflitto. Tra i partecipanti, anche Haftar e il suo rivale tripolino, Fayez al-Sarraj. Tuttavia, i due rappresentanti libici non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti internazionali hanno concordato, infine, 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, le cui milizie sono capeggiate dal generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e, in alcuni casi, ha avuto il supporto della Francia e degli Stati Uniti. Invece, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo tripolino, riconosciuto a livello internazionale.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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