In Libia il settore bancario è a rischio di collasso

Pubblicato il 16 febbraio 2020 alle 6:50 in Africa Libia

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Le Banche libiche continuano a rischiare il collasso nel mezzo di una crisi che non sembra placarsi, almeno nel breve periodo. L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, ha avvertito che il Paese rischia seriamente il fallimento economico a causa dei debiti crescenti e del pesante deficit del sistema bancario. Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Salamè ha specificato che la “dispersione istituzionale e l’inabilità di attuare una politica economica unificata aggravano le sfide esistenti e ne creano di nuove”. In più, l’inviato ha evidenziato che le banche stanno trovando sempre più difficoltoso operare sotto la supervisione di due banche centrali concorrenti e spesso sono costrette ad affrontare interruzioni nella fornitura di contanti.

I due governi che si spartiscono la Libia dal 2014, uno a Est l’altro a Tripoli, stanno combattendo per ottenere il controllo del Paese e ciò a discapito delle maggiori istituzioni nazionali, come la Banca centrale libica e la Compagnia petrolifera nazionale (NOC). Il settore bancario sta affrontando, in particolare, una grave crisi di fiducia, con i cittadini libici che diventano sempre più stanchi e insoddisfatti delle vaghe promesse di servizi migliori e di nuove soluzioni per il problema della liquidità. La Camera dei Rappresentanti di Tobruk ha accusato il governatore della Banca centrale, Sadiq al-Kabir, e il presidente della NOC, Mustafa Sanalla, di decidere unilateralmente dell’allocazione e dello smaltimento delle entrate petrolifere, senza consultare i legislatori. Fonti libiche affermano che molte banche commerciali, soprattutto nell’Est del Paese, non sono più in grado di soddisfare i loro obblighi. “La crisi bancaria dovuta alla mancanza di liquidità ha colpito soprattutto le famiglie e questa realtà sta complicando ulteriormente la vita delle persone”, ha dichiarato ad Arab Weekly un cittadino libico che vive in Germania, Sami Ashour, facendo riferimento alla crescente difficoltà per le persone e per le imprese di ottenere contanti dalle banche. Folle di libici si accalcano quotidianamente davanti alle entrate delle banche e spesso molti di loro aspettano settimane lì prima di poter ritirare i propri fondi. Anche i trasferimenti da e verso la Libia sono interessati dal problema, ha confermato Ashour.

Sono anni che si moltiplicano i segnali di peggioramento della crisi. Nel settembre 2018, la Banca centrale di Tripoli ha imposto pesanti restrizioni alla vendita di valuta forte per scopi personali, educativi e sanitari. La Banca ha fissato un tetto di 14.000 dinari libici l’anno per ogni cittadino libico (circa 10.000 dollari), una cifra insufficiente per il costo generale della vita, soprattutto all’estero.

L’Unione delle Banche arabe ha riferito che il sistema bancario libico include 16 banche locali, come la Libyan Foreign Bank e Al-Wahda Bank, 14 banche arabe, come la Bahrain Arab Banking Corporation e l’Egyptian Piraeus Bank e 8 banche straniere, tra cui la British HSBC. A causa della situazione instabile, è difficile determinare il volume annuale delle transazioni per le banche presenti sul territorio libico. Non sono disponibili infatti dati ufficiali sul movimento dei fondi nelle banche o sui loro profitti.

Suleiman al-Shehoumi, cittadino libico, esperto finanziario e residente a Londra, ha di recente pubblicato un post su Facebook in cui spiega che “la situazione economica in Libia sta diventando più complicata di giorno in giorno a causa dell’assenza di una chiara volontà di imporre una soluzione organica e definitiva”. Al-Shehoumi ha anche affermato che la situazione bancaria in Libia “sembra simile a quella in Libano dal momento che sta peggiorando con una velocità notevole ed è totalmente esposta alla dipendenza dal dollaro”. Il caos, inoltre, minaccia di limitare le operazioni di cambio estero presso alcune banche del Paese a spese di altre. La situazione è poi aggravata dalla corsa a stampare più carta moneta da parte di entrambi i governi libici, senza regolamentazione o coordinamento e senza tenere registri accurati sugli importi erogati. Le stime ufficiali indicano che il debito pubblico libico ha superato i 100 miliardi di dinari, ovvero circa 71,4 miliardi di dollari, molto di più del PIL annuale.

Le istituzioni finanziarie mondiali e le agenzie di rating internazionale hanno sottolineato che il tumulto politico in Libia si riflette nella concorrenza tra entrambi i governi per ridurre le tasse, cosa che ha ristretto notevolmente la base delle entrate del governo. Ciò ha portato alla quasi completa dipendenza statale dalle esportazioni petrolifere, che però soffrono di frequenti interruzioni. Oltre alle fluttuazioni nella produzione di petrolio e la caduta dei prezzi, a partire dal 2014, porti e giacimenti petroliferi in Libia sono esposti ad attacchi frequenti e a proteste incontrollate, che colpiscono inevitabilmente la produzione.

La Banca mondiale ha rivelato un piano triennale per salvare l’economia libica, superare gli ostacoli delle divisioni tra Est e Ovest e combattere il calo delle esportazioni di petrolio. La strategia si concentra sul ripristino dei servizi di base, sul miglioramento delle capacità delle istituzioni sovrane di Tripoli nel gestire i fondi pubblici e sul ristrutturare il sistema finanziario. Il piano include poi una serie di iniziative volte ad avviare la ricostruzione di aree devastate, sviluppare il settore privato e sostenere le partnership con il settore pubblico, oltre a fornire sostegno finanziario alle piccole e medie imprese. “Vogliamo forniture regolari di elettricità e servizi di qualità nell’istruzione e nella sanità, per accelerare il recupero dell’economia rafforzando la gestione dei fondi pubblici e sviluppando il settore finanziario”, ha affermato Marie Francoise, direttrice della Banca per il Medio Oriente e il Nord Africa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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