Yemen: abbattuto un jet militare, gli Houthi rivendicano

Pubblicato il 15 febbraio 2020 alle 19:42 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione guidata dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita, che combatte contro gli Houthi dello Yemen, ha confermato che uno dei suoi aerei da combattimento è precipitato, il 15 febbraio. I ribelli yemeniti affermano di averlo abbattuto. 

L’aeromobile “Tornado” dell’Aeronautica Militare saudita si è “schiantato” nella provincia settentrionale di al-Jawf durante un’operazione a sostegno delle forze governative yemenite, secondo quanto riferito dalla coalizione, in una nota rilasciata il 15 febbraio. La comunicazione è arrivata dopo che un portavoce degli Houthi aveva rivendicato l’abbattimento di un jet appartenente alle “forze nemiche” nella stessa provincia, secondo un servizio trasmesso dall’emittente televisiva dei ribelli, Al Masirah. L’aereo sarebbe stato colpito con un missile aria-terra. Tuttavia, non è chiaro se gli Houthi posseggano una capacità missilistica tale da abbattere un aeromobile militare. 

Separatamente, sempre il 15 febbraio, Al Masirah TV ha comunicato che almeno 30 civili sono stati uccisi nei raid aerei della coalizione, nella stessa regione in cui l’aereo era precipitato. Il bilancio delle vittime non è stato verificato in modo indipendente. Tuttavia, i jet da combattimento sauditi hanno intensificato i loro attacchi aerei nella zona, nella giornata del 15 febbraio. Youssef al-Hadiri, portavoce del Ministero della Salute degli Houthi, ha accusato la coalizione di ostacolare le operazioni di salvataggio sulla scena. “La coalizione continua a effettuare raid aerei nell’area”, ha dichiarato al-Hadiri, senza fornire ulteriori dettagli.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 22 marzo 2015. Già il 19 marzo dello stesso anno gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In tale quadro, il 5 novembre 2019 è stato raggiunto un accordo, considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto. Si tratta del cosiddetto accordo di Riad, il cui obiettivo è porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. Tuttavia, per gli Houthi, da parte della coalizione non vi è stata ancora alcuna mossa significativa volta a trovare una reale intesa con i ribelli.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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