Incontro bilaterale di massimo livello tra Cina e Vaticano

Pubblicato il 15 febbraio 2020 alle 16:40 in Cina Vaticano

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I ministri degli Esteri del Vaticano e della Cina si sono incontrati nel primo colloquio ufficiale di massimo livello tra le due parti da decenni.

L’incontro tra l’arcivescovo Paul Gallagher e il ministro Wang Yi si è svolto a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il 14 febbraio. “Oggi è il primo incontro tra i ministri degli Esteri cinese e vaticano”, ha riferito Wang. “Questa è una continuazione degli scambi avviati tra la Cina e il Vaticano. Aprirà più spazio per il futuro dialogo tra le due parti”, ha poi aggiunto. I due diplomatici hanno discusso dell’accordo storico del 2018 tra Roma e Pechino, che ha dato l’ultima parola al Vaticano sulla nomina dei vescovi in Cina, una questione dibattuta a lungo. Il Vaticano ha poi aggiunto che le due parti hanno convenuto di proseguire il “dialogo istituzionale bilaterale” volto a favorire la Chiesa Cattolica e il popolo cinese. Il Papa ha anche elogiato quello che ha definito il “grande impegno” della Cina per contenere l’epidemia di coronavirus e ha sottolineato il supporto del Vaticano che ha inviato centinaia di migliaia di maschere per la popolazione cinese. 

Nel 1951 le relazioni diplomatiche tra Vaticano e Cina erano state bruscamente interrotte dal governo di Pechino a seguito di un complicato incidente. Un prete che operava presso l’ambasciata della Santa Sede in Cina aveva gettato via un vecchio mortaio che era stato successivamente utilizzato in un tentativo di cospirazione contro l’allora presidente Mao Zedong. Da allora, il governo cinese ha imposto due condizioni al Vaticano per il ristabilimento delle relazioni diplomatiche. La prima consiste nella non interferenza nelle questioni religiose cinesi, tra cui la nomina dei vescovi. La seconda, invece, riguarda la rottura dei legami formali con il governo di Taiwan e il riconoscimento de facto della One China Policy.

I primi tentativi di riavvicinamento sono stati effettuati dalla Santa Sede nel 2007 con la tacita approvazione del Vaticano sulla nomina a vescovo di Padre Joseph Li Shan da parte delle autorità della Repubblica Popolare Cinese. Con l’arrivo al soglio pontificio di Papa Francesco nel 2013, è stata data un’ulteriore spinta verso il miglioramento dei rapporti bilaterali. In Cina sono presenti circa 12 milioni di cattolici, divisi tra le “comunità underground”, che spesso riconoscono la figura del Papa, e quelli registrati all’interno della Catholic Patriotic Association, gestita direttamente dallo Stato e indipendente dalla Santa Sede.  Nel caso dell’Associazione, i vescovi sono nominati dal governo di Pechino, in collaborazione con le comunità cattoliche locali, e non dal Vaticano, come è stabilito dal diritto ecclesiastico.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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