Gli USA sequestrano armi iraniane nel Mar Arabico

Pubblicato il 15 febbraio 2020 alle 6:30 in Iran USA e Canada

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Una nave da guerra della Marina degli Stati Uniti ha sequestrato armi ritenute essere di progettazione e fabbricazione iraniana, probabilmente destinate in Yemen.

La dichiarazione è giunta il 13 febbraio da parte delle forze statunitensi, le quali hanno specificato che il carico sequestrato comprende 150 missili guidati anticarro e tre missili terra-aria iraniani. Inoltre, è stato specificato che è stato un incrociatore di missili guidati Normandia ad abbordare un dhow, una barca tradizionale a vela araba, tipica delle coste della Penisola arabica. I missili sequestrati sono di tipo Dehlavieh, ovvero copie di fabbricazione iraniana dei Kornet russi.

Non da ultimo, le forze statunitensi hanno riferito che non si è ancora a conoscenza della destinazione delle armi, ma il carico sequestrato ha caratteristiche simili a quello confiscato nel mese di novembre 2019. In tale mese, il cacciatorpediniere missilistico guidato Forrest Sherman ha sequestrato parti di missili che si ritiene fossero collegate all’Iran, appartenenti a una nave fermata sempre nel Mar Arabico. In tal caso, il carico era destinato alle milizie Houthi in Yemen.

Negli ultimi anni, le navi da guerra statunitensi hanno intercettato e sequestrato diversi carichi di armi iraniane che si pensa fossero destinate ai combattenti sciiti Houthi in Yemen. Tuttavia, secondo una risoluzione delle Nazioni Unite, a Teheran è vietato fornire, vendere o trasferire armi al di fuori del Paese, salvo approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza. Allo stesso tempo, un’ulteriore risoluzione delle Nazioni Unite vieta la fornitura di armi ai leader delle milizie Houthi.

Da parte loro, i ribelli sciiti in Yemen, negli ultimi anni, sono stati in grado di costruire un proprio arsenale attraverso la combinazione di manifattura locale, esperienza straniera e parti introdotte clandestinamente dall’Iran, loro alleato, o da altri Paesi. Anche per tale motivo, il conflitto yemenita viene talvolta considerato una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran. La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Washington si è fatta più volte promotrice di un dialogo con i ribelli sciiti, ma, al contempo, sostiene, anche militarmente, l’Arabia Saudita in un’ottica anti-iraniana. Parallelamente, nel corso degli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno inasprito le sanzioni economiche e hanno inviato ulteriori forze in Medio Oriente per far fronte all’Iran. Quest’ultimo, da parte sua, ha ripetutamente negato di fornire armi ai ribelli Houthi.

L’attacco del 14 settembre scorso contro due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nell’Est dell’Arabia Saudita, rivendicato proprio dai ribelli Houthi, ha portato il Pentagono a dispiegare 800 soldati aggiuntivi in Arabia Saudita, oltre ad inviare due squadroni di jet da combattimento, un corpo di spedizione aereo, due batterie di missili Patriot e un sistema di difesa missilistica THAAD. Come evidenziato dal Segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, le truppe statunitensi nel Regno, all’11 ottobre, sarebbero giunte a 3.000 membri. Questo perché, sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco.

Circa l’asse Iran-Houthi, già nel 2018, il Consiglio di Sicurezza aveva dichiarato che Teheran aveva fornito ai ribelli sciiti missili balistici con i quali gli Houthi avrebbero tentato di colpire il territorio nazionale saudita, violando in questo modo l’embargo sulle armi che era stato imposto allo Yemen. Nel 2014, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la risoluzione n. 2140 che impone un embargo sulle armi, un divieto di viaggio e il congelamento dei beni nei confronti degli individui e delle entità yemenite indicate nel documento. Successivamente, il Consiglio ha adottato la Risoluzione n.2216 del 2015, che imponeva ai ribelli di ritirarsi dalle aree conquistate durante il conflitto, di rinunciare alle armi sequestrate dalle istituzioni militari e di sicurezza e un embargo sulle armi.

In tale quadro, un articolo del New York Times del 31 gennaio 2020 ha evidenziato che esperti delle Nazioni Unite hanno affermato che i ribelli sciiti Houthi, anche per il 2019, hanno continuato a ricevere pezzi volti alla costruzione di droni e armi, alcuni con caratteristiche tecniche simili alle armi fabbricate in Iran. A detta degli esperti, la principale via di contrabbando sia per le parti dei droni sia per le armi sembra attraversare l’Oman e la costa meridionale dello Yemen, passando per territori controllati dal governo yemenita, per poi dirigersi verso Sana’a, la capitale del paese controllata dagli Houthi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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