Dibattito USA-Europa alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco

Pubblicato il 15 febbraio 2020 alle 13:19 in Europa USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha parlato presso la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il 15 febbraio, affermando che i valori occidentali stanno prevalendo sulle aspirazioni della Russia e della Cina. Tuttavia, i Paesi europei chiedono maggiore autonomia. 

“Sono felice di riferire che la morte dell’alleanza transatlantica è gravemente esagerata”, ha affermato Pompeo, in riferimento alla presunta debolezza della NATO. “L’Occidente sta vincendo e stiamo vincendo insieme”, ha aggiunto di fronte ai leader europei. Il discorso del segretario di Stato di Washington ha risposto, in parte, alle dichiarazioni del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che il 14 febbraio aveva accusato gli Stati Uniti, la Russia e la Cina di aver alzato la tensione a livello globale, rendendo il mondo più pericoloso. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha appoggiato il suo omologo tedesco. “Non possiamo essere il partner minore degli Stati Uniti”, ha affermato Macron, aggiungendo che mentre sosteneva la NATO, l’Europa doveva essere in grado di affrontare le proprie minacce indipendentemente da Washington. “Sono impaziente di soluzioni europee”, ha aggiunto il presidente francese.

Da parte sua, Pompeo ha difeso la strategia degli Stati Uniti, affermando che Europa, Giappone e altri alleati americani erano uniti su temi che riguardano la Cina, l’Iran e la Russia, nonostante le “differenze tattiche”. Il segretario di Stato degli USA, tuttavia, ha ribadito l’opposizione di Washington al gasdotto Nord Stream 2 in costruzione tra Russia e Germania, sotto il Mar Baltico, un progetto sostenuto dal governo della cancelliera tedesca Angela Merkel. Citando l’annessione della Crimea della Russia nel 2014, le minacce informatiche in Iran e la coercizione economica da parte della Cina, Pompeo ha affermato che quei Paesi stavano ancora “desiderando di creare i loro imperi” e destabilizzando il sistema internazionale. Il filo conduttore della Conferenza sulla Sicurezza del 2020 è proprio il futuro delle relazioni transatlantiche e le spaccature a livello europeo in materia di sicurezza comune, insieme alla crescita dei fenomeni nazionalisti e anti-liberali.

Il presidente Macron, da parte sua, ha sottolineato la necessità di non creare ulteriori divisioni e ha affermato che la politica di sfida dell’Occidente nei confronti della Russia degli ultimi anni è fallita e, poiché nessuno vuole affrontare direttamente Mosca, l’unica opzione è quella di avviare un dialogo più stretto per risolvere le differenze. “Non è una tattica politica, è un sistema completamente inefficiente”, ha dichiarato Macron, riferendosi allo scontro con Mosca e sottolineando che nessuno dei suoi alleati era disposto a confrontarsi con la Russia. “C’è una seconda scelta, che deve essere impegnativa, quella riavviare un dialogo strategico perché oggi parliamo sempre meno, i conflitti si moltiplicano e non siamo in grado di risolverli”, ha aggiunto. Infine, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, parlando subito dopo Pompeo, ha concentrato le sue osservazioni esclusivamente sulla Cina, accusando Pechino di una “strategia nefasta” attraverso la società di telecomunicazioni Huawei. 

Nonostante le pressioni degli Stati Uniti, il governo britannico e quello francese consentiranno al colosso delle telecomunicazioni cinese, Huawei, una partecipazione limitata allo sviluppo della rete 5G nei rispettivi Paesi. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiesto ai suoi alleati di unirsi a Washington nella lotta per limitare la diffusione delle tecnologie di Huawei. L’azienda cinese, come reazione, ha fatto appello non solo alla giustizia statunitense, ma anche alla sua opinione pubblica, sottolineando come il governo di una super potenza si stia “accanendo contro un’azienda privata”. Tali preoccupazioni derivano dalla storia dell’azienda. La compagnia fu fondata nel 1987 da Zhengfei, che aveva precedentemente prestato servizio per circa 20 anni nell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), in una divisione specializzata in tecnologia militare. L’azienda cinese, nata con uno staff di 3 persone, si è evoluta fino a rappresentare oggi un colosso multimiliardario. Secondo quanto riporta il Washington Post, Ren potrebbe aver mantenuto stretti legami con il PLA e si sospetta che l’ex vicepresidente di Huawei fosse un funzionario del Ministero della sicurezza dello Stato, la principale agenzia di intelligence cinese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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