USA e talebani promettono una tregua di 7 giorni: per Trump, un accordo di pace è “molto vicino”

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 9:31 in Afghanistan USA e Canada

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Gli Stati Uniti e i talebani hanno concordato di ridurre la violenza in Afghanistan per 7 giorni, assicurando di aver fatto progressi nelle trattative per la firma di un accordo di pace. “Abbiamo sempre detto che la migliore, se non l’unica, soluzione in Afghanistan è un accordo politico. Sono stati compiuti notevoli progressi su questo fronte e spero che avremo presto molto di più da raccontare”, ha dichiarato il Segretario alla Difesa statunitense Mark Esper, giovedì 13 febbraio, da Bruxelles, dove ha tenuto incontri “produttivi” con i colleghi della NATO.

Esper non ha specificato quando inizierà questa tregua parziale con i talebani ma il presidente americano Donald Trump, durante un podcast radiofonico trasmesso quasi in contemporanea, ha dichiarato che “ci sono buone probabilità di essere vicini a un accordo”. “Lo sapremo nelle prossime due settimane”, ha aggiunto.

I commenti di Esper e Trump sono il segnale più recente di una promettente ripresa dei colloqui con i talebani. A loro, si è aggiunto anche il Segretario di Stato Mike Pompeo, che ha definito i passi avanti fatti nei negoziati “una svolta piuttosto importante”. Parlando a un gruppo di giornalisti in viaggio con lui verso Monaco, per l’annuale Conferenza sulla Sicurezza, Pompeo ha dichiarato che il presidente Trump ha dato l’autorizzazione ad andare avanti con i colloqui e che Washington sta cercando di ottenere una significativa riduzione della violenza prima di iniziare discussioni più profonde che coinvolgano tutte le parti afghane interessate. A quel punto, sarà possibile anche decretare il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese.

L’11 febbraio, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha chiamato il presidente, Ashraf Ghani, e il direttore generale del Paese, Abdullah Abdullah, informandoli dei “progressi” nei colloqui tra Washington e i talebani. “Oggi sono stato felice di ricevere una telefonata dal segretario statunitense, Mike Pompeo, che mi ha informato dei notevoli progressi compiuti nei colloqui di pace in corso con i talebani. Il segretario mi ha poi riferito della proposta dei talebani in merito alla riduzione significativa e duratura della violenza”, ha scritto Ghani su Twitter. 

Uno dei più recenti round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani, svoltosi a Doha, in Qatar, era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno. Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi, uccisa in Afghanistan

A partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Infine, l’8 febbraio, 2 soldati statunitensi sono stati uccisi e altri 6 sono rimasti feriti quando un aggressore, che indossava un’uniforme dell’esercito afgano, ha aperto il fuoco contro di loro con una mitragliatrice. Nessuna rivendicazione da parte dei talebani è stata resa nota. Tuttavia, i militanti islamisti afghani hanno già potuto contare sulla collaborazione con alcuni elementi all’interno delle forze armate afghane. 

Ci sono circa 13.000 truppe statunitensi e migliaia di altri membri del personale NATO in Afghanistan, da almeno 18 anni. I negoziati per la firma di un potenziale accordo si svolgono tra i continui attacchi dei talebani, che controllano circa il 40% dell’Afghanistan, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Il mese scorso, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha valutato che negli ultimi tre mesi del 2019 si è registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative.

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Chiara Gentili

di Redazione

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