USA rinnovano assistenza militare alla Somalia

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 13:04 in Somalia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno rinnovato l’assistenza militare alla Somalia al fine di rafforzare le operazioni terroristiche contro le milizie affiliate all’organizzazione di al-Qaeda. È quanto ha affermato l’ambasciata americana a Mogadiscio, giovedì 13 febbraio, in una dichiarazione in cui si specifica che la ripresa delle attività di supporto giunge in conseguenza dei migliorati rapporti tra i due Paesi. “Abbiamo fiducia nelle riforme economiche che la Somalia ha messo in atto”, si legge nella nota dell’ambasciata. La dichiarazione aggiunge che il governo di Mogadiscio dovrebbe continuare a promuovere le misure che rafforzino e ristrutturino il settore della sicurezza. Solo migliorando le capacità delle sue forze armate, il Paese può aspirare a riportare la stabilità e la sicurezza nella regione, chiarisce l’ambasciata americana. Gli Stati Uniti avevano già annunciato di voler ripristinare il supporto militare all’esercito somalo nel luglio 2019, dopo che nel dicembre 2017 era stato interrotto.

Il 29 dicembre, il Commando statunitense in Africa (AFRICOM) aveva dichiarato di aver eliminato 4 militanti di al Shabaab nel corso di 3 offensive aeree condotte in due diverse località della Somalia. I raid sono stati effettuati il giorno dopo che un attentato jihadista ha ucciso circa 90 persone nella capitale, Mogadiscio. L’attacco terroristico, compiuto con un’autobomba, è stato il più letale degli ultimi 2 anni. L’alto numero di morti e feriti è stato provocato dall’esplosione di un’autobomba in un’area molto trafficata della città, che ha fatto andare a fuoco diversi veicoli e bruciato alcuni edifici nelle vicinanze. In particolare, decine di persone sono rimaste intrappolate nell’assalto perché la detonazione è avvenuta all’’altezza di un incrocio dove le macchine sono costrette a rallentare per la presenza di un posto di blocco e di un ufficio che riscuote tasse da camion e autobus. 

I terroristi somali di al Shabaab restano la minaccia più grave per la stabilità del Paese e di tutta la regione. I militanti sono soliti compiere attentati contro soldati, anche stranieri, in particolare americani, e altri obiettivi militari, ma non mancano attacchi perpetrati nei confronti di civili o del personale delle missioni internazionali, tra cui l’AMISOM, istituita dall’Unione Africana. La forza di peacekeeping è stata stabilita il 19 gennaio 2007 con un mandato iniziale di 6 mesi, successivamente prolungato nel corso degli anni. I Paesi che ne fanno parte sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone. Attualmente, 22.000 soldati dell’Unione si trovano in Somalia, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese, decisione che era stata approvata dal Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana. Tuttavia, il susseguirsi degli attacchi di al Shabaab, la corruzione e le lotte intestine all’interno dei ranghi militari somali preoccupano la comunità internazionale, gettando alcuni dubbi sul fatto che l’esercito nazionale sia pronto ad assumere indipendentemente il comando della gestione della sicurezza nel Paese del Corno d’Africa.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2018 del governo degli Stati Uniti, come quello del 2017, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che i terroristi somali utilizzano diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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