Stati Uniti: nuove accuse contro Huawei

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 18:31 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti hanno accusato il colosso cinese delle telecomunicazioni, Huawei, di criminalità organizzata e furto di segreti commerciali.

È quanto rivelato dal New York Times, il quale ha altresì aggiunto che le accuse dell’Amministrazione Trump sono state indirizzate anche nei confronti di due aziende sussidiarie di Huawei e rappresentano l’ultima mossa del governo degli Stati Uniti contro il colosso cinese delle telecomunicazioni.

L’atto di accusa è stato presentato, giovedì 13 febbraio, presso la corte federale del distretto orientale di New York da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il quale ha accusato Huawei e le sue sussidiarie di attività di racketing volte al furto di segreti commerciali ai danni di sei aziende statunitensi. Tra le informazioni rubate, aggiunge il quotidiano, vi sono codici sorgenti e manuali sulla tecnologia wireless.

Nell’atto di accusa il Dipartimento di Giustizia non ha menzionato le sei aziende americane danneggiate da Huawei, ma un informatore ha rivelato che si tratta di Cisco Systems, Motorola Solutions, Fujitsu, Quintel Technology, T-Mobile e CNEX Labs. Le azioni illecite di Huawei, si legge nell’atto presentato presso la corte federale, proseguono da almeno 20 anni.

Nello specifico, il Dipartimento di Giustizia accusa Huawei di aver orchestrato una campagna finalizzata al furto di danni commerciali, citando come esempio quanto realizzato nel 2004, quando un impiegato dell’azienda aveva partecipato a una fiera commerciale a Chicago per rubare la tecnologia di un avversario. L’impiegato, rivela il New York Times, era stato sorpreso di notte, al termine della chiusura dell’evento, all’interno dell’area espositiva dell’azienda competitor, mentre rimuoveva la cover di un dispositivo mobile e fotografava i circuiti interni.

In aggiunta, il Guardian segnala che nell’atto di accusa, il Dipartimento di Giustizia sostiene anche che Huawei sia coinvolta in attività sotto copertura per recapitare i propri beni e servizi in Iran e in Corea del Nord, in violazione delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite.

Tra le accuse, inoltre, compare anche il falso dichiarato in merito ai rapporti tra Huawei e Skycom, ritenuta dalla procura statunitense una “sussidiaria non ufficiale” del colosso cinese delle telecomunicazioni che ha fornito assistenza all’Iran nei servizi di sorveglianza interna. Ciò, secondo l’accusa, ha avuto ricadute sui manifestanti che hanno protestato a Teheran nel 2009.

Da parte sua, Huawei, nella persona del Responsabile della sicurezza di base negli Stati Uniti, Andy Purdy, ha dichiarato di ritenere tali accuse parte di una campagna più ampia portata avanti da Washington, accusata dal colosso cinese di voler convincere i suoi alleati a non utilizzare i servizi e i dispositivi proposti dall’azienda della Cina. La condotta di Washington, però, ha dichiarato Purdy, finirà per danneggiare gli Stati Uniti stessi, dal momento che causerà la riduzione dei posti di lavoro e della competizione nell’industria delle telecomunicazioni.

Huawei è stato più volte accusato da Washington di agire per conto del governo cinese e, quindi, sconsigliato per la fornitura di 5G agli alleati in quanto potenzialmente pericoloso, sebbene l’azienda cinese abbia smentito le accuse. 

Eppure, il nuovo atto di accusa presentato da Washington è giunto in concomitanza con l’annuncio da parte di Parigi in merito alla mancata esclusione del colosso cinese delle telecomunicazioni dalla fornitura dei servizi della rete 5G. Precedentemente, il 28 gennaio, anche Londra aveva consentito alla società cinese di partecipare allo sviluppo del 5G, ma solo per quanto riguarda gli elementi “non centrali” della rete. Secondo il governo britannico, i dati sensibili come quelli relativi all’intelligence, alle forze armate o ai siti nucleari saranno così protetti da eventuali rischi di infiltrazione. In tale contesto, gli Stati Uniti sostengono che anche una presenza limitata di Hawei in tali sistemi è ingombrante, poichè la distinzione tra elementi “centrali” e “non centrali” della rete espone comunque Londra a un grande rischio.

Anche la Germania non ha finora seguito le indicazioni di Washington. Al contrario, Berlino ha annunciato di voler consentire a Huawei di partecipare al bando di gara, nel quale, ha sottolineato il governo tedesco, saranno previsti criteri rigidi per quanto riguarda le garanzie di sicurezza. La posizione di Berlino, tuttavia, non è stata recepita positivamente dalle altre potenze, le quali hanno ipotizzato che tale strategia possa simboleggiare un tentativo della Germania di accontentare la Cina, il suo primo partner economico, oltre che un modo per dare priorità ai propri interessi economici.

Per quanto riguarda il 5G, nello specifico, Merkel ha in precedenza dichiarato di ritenere che l’Europa abbia bisogno di alti requisiti di sicurezza, ma questi devono essere discussi di concerto con i leader degli Stati membri del blocco comunitario, al fine di adottare soluzioni uniche a livello europeo.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.