Libia: cosa è successo durante il vertice tra Di Maio e Haftar

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 12:40 in Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio, si è recato in Libia, a Bengasi, dove ha incontrato il generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar.

È quanto rivelato, giovedì 13 febbraio, dal Ministero degli Esteri italiano, il quale ha altresì aggiunto che, nel corso del vertice, Di Maio ha ribadito ad Haftar la posizione dell’Italia, la quale rigetta ogni forma di interferenza esterna e promuove il raggiungimento di un cessate-il-fuoco permanente.

Per quanto riguarda il vertice, ANSAmed aggiunge inoltre che questo è stato occasione per Di Maio per ribadire come, per l’Italia, la soluzione al conflitto libico non possa essere militare e per sottolineare l’inutilità di armi e bombardamenti. Alla luce di tali considerazioni, il ministro italiano ha altresì dichiarato di ritenere che l’unica strada percorribile per trovare una soluzione al conflitto libico sia attraverso il dialogo e la diplomazia.

Da parte sua, l’Italia, ha aggiunto Di Maio, sta lavorando affinché questa strada sia percorsa da entrambe le parti coinvolte nel conflitto, nel rispetto dei risultati raggiunti con la Conferenza di Berlino dello scorso 19 gennaio. In linea con ciò, Di Maio si era recato il giorno precedente a Tripoli, dove aveva incontrato il premier, Fayez al-Sarraj, e il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Per trovare una soluzione a tale instabilità, lo scorso 19 gennaio si erano riunite a Berlino diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la Libia continua ad essere teatro di scontri sul campo, caratterizzati, informa Reuters, dal tentativo di Haftar di aprire un nuovo fronte attraverso l’avanzata delle proprie forze verso Misurata, nell’Ovest del Paese.

Anche nella stessa giornata della visita di Di Maio a Bengasi, rivela il Middle East Monitor, diversi testimoni e sostenitori del GNA hanno annunciato nuove ostilità e combattimenti tra le due parti a Sud di Tripoli.

Nello specifico, i testimoni hanno rivelato di aver udito un missile esplodere a circa 30 chilometri a Sud dalla capitale. Poco dopo, nei dintorni, secondo quanto riportato dal portavoce del GNA, Amin Al-Hashemi, sono state lanciate ulteriori raffiche in alcuni quartieri residenziali, le quali hanno causato la morte di una donna e danni a 4 civili.

Gli scontri, aggiunge il quotidiano, si sono verificati nonostante la risoluzione adottata dalle Nazioni Unite il giorno precedente, con la quale il Consiglio di Sicurezza aveva invitato le parti coinvolte nella crisi libica a rispettare i risultati della conferenza di Berlino e a favorire un cessate il fuoco permanente.

Tale risoluzione, la numero 2510, era stata proposta dalla Gran Bretagna e avallata da 14 membri, con la sola astensione della Russia. Nel testo, le Nazioni Unite hanno esortato gli Stati della comunità internazionale a non interferire nel conflitto libico e a non prendere qualsiasi tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011. 

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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