Etiopia: Parlamento approva legge per punire i “discorsi d’odio” e la “disinformazione”

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 11:14 in Africa Etiopia

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Il Parlamento etiope ha approvato una legge per punire “l’incitamento all’odio” e la “disinformazione” prevedendo per i trasgressori multe e pene detentive. I gruppi per la difesa dei diritti umani lamentano però che una misura di questo tipo potrebbe rischiare di minare il diritto di esercitare la libertà di parola a soli pochi mesi dalle elezioni parlamentari nazionali. Quasi 300 legislatori hanno votato a favore del disegno di legge, giovedì 13 febbraio, mentre 23 hanno votato contro e 2 si sono astenuti.

La nuova legge definisce i discorsi d’odio “una retorica che alimenta la discriminazione nei confronti di individui o gruppi in base alla loro nazionalità, appartenenza etnica e religiosa, sesso o disabilità”. Istituisce multe fino a un massimo di 3.100 dollari e può prevedere la reclusione fino a 5 anni per coloro che condividano o creino post sui social media ritenuti offensivi e capaci di causare violenza o disturbo dell’ordine pubblico. La legge, tuttavia, specifica che non vadano ritenuti gesti di “divulgazione” il mettere like o il taggare.

Secondo i parlamentari etiopi, l’approvazione di questa nuova disposizione è un’iniziativa necessaria perché la legislazione esistente non si occupa del linguaggio che incita all’odio e della disinformazione. In più, tutti coloro che hanno votato a favore hanno assicurato che la misura non pregiudicherà in alcun modo i diritti dei cittadini. “L’Etiopia è diventata vittima della disinformazione”, ha affermato il legislatore Abebe Godebo. “Il nostro Paese è una terra di diversità e questo disegno di legge aiuterà a bilanciarle”, ha aggiunto. I parlamentari che si sono opposti al provvedimento e hanno votato contro ritengono che il disegno di legge viole una garanzia costituzionale che è quella della libertà di parola. Molti prevedono che prima di agosto, quando ci saranno le nuove elezioni nazionali, l’Etiopia assisterà a un’escalation delle tensioni, provocate soprattutto dalla crescita delle violenze etniche. I gruppi per i diritti umani sostengono che la legge rappresenti un mezzo legale utilizzato dal governo per mettere la museruola agli avversari politici. “Oppositori e attivisti saranno costretti a essere molto cauti, temendo che il loro linguaggio possa cadere nella definizione di “discorso d’odio” o che possa essere considerato divulgatore di informazioni false”, ha affermato Fisseha Tekle, ricercatrice in Etiopia per Amnesty International.

A dicembre, Human Rights Watch (HRW) aveva avvertito che la legge avrebbe potuto “ridurre significativamente la libertà di espressione” nel Paese. “L’Etiopia dovrebbe rimuovere le disposizioni legali che limitano la libera espressione, senza aggiungere ulteriori disposizioni vaghe, che rischiano di soffocare il dibattito pubblico su questioni importanti”, aveva detto allora Laetitia Bader, esponente di HRW.

A gennaio, il Parlamento etiope ha approvato anche una legge sul controllo delle armi finalizzata a contenere l’escalation della violenza etnica in alcune regioni del Paese. Una delle ragioni per cui gli scontri non riescono a placarsi va attribuita, secondo le autorità di Addis Abeba, alla proliferazione di armi di piccola taglia nelle mani di cittadini privati. Il governo del primo ministro Abiy Ahmed aveva riferito, ad aprile 2019, di aver confiscato nel corso dell’anno passato, 21 mitragliatrici, oltre 33.000 pistole, 275 fucili e 300.000 proiettili in diverse parti del Paese. Ad ottobre, le forze di sicurezza etiopi hanno sequestrato altre 2.221 pistole e circa 71 fucili d’assalto Kalashnikov nella regione di Amhara, una delle aree maggiormente colpite dal conflitto etnico. I fucili erano stati introdotti clandestinamente nel Paese attraverso camion provenienti dal Sudan. “C’è un significativo numero di armi nella nostra nazione quindi la legge ci aiuterà a formalizzare la proprietà”, aveva dichiarato un parlamentare Tesfaye Daba, il 9 gennaio, durante il processo di approvazione della legge.

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Chiara Gentili

di Redazione

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