Egitto: possibile nuovo accordo sulle armi con l’Italia

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 17:38 in Egitto Italia

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Egitto e Italia possono essere vicini alla sigla di un accordo sulla vendita di armi, il quale, secondo gli esperti, è in grado di migliorare le relazioni tra i due Paesi.

Nello specifico, l’Arab Weekly  ha rivelato che i protagonisti della trattativa sono l’Italia e l’Egitto, il quale potrebbe acquistare da Roma 6 fregate multiuso FREMM, 20 imbarcazioni per le operazioni di pattugliamento off-shore, 24 jet Eurofighter, numerosi jet avanzati da addestramento e un satellite. Il tutto, riporta il quotidiano, a un valore di circa 10.7 miliardi di dollari.

Una notizia simile era già stata fatta trapelare, l’11 febbraio, dal Middle East Monitor, il quale aveva annunciato l’arrivo di un accordo sulla vendita di 1.3 miliardi di dollari di armi tra il Cairo e Roma. Ciò, però, aveva sottolineato il sito d’informazione, rientra probabilmente in una vendita più grande, dal valore di 9.8 miliardi di dollari, la quale era stata annunciata a sua volta dal New Khaleej.

Secondo quanto emerso, l’Egitto aveva deciso di ufficializzare l’accordo il prossimo 25 aprile, Festa della Liberazione del Sinai.

La vendita di armi da parte dell’Italia non è dunque stata ancora confermata dalle autorità egiziane. Se ufficializzata, tuttavia, riporta l’Arab Weekly, l’accordo migliorerebbe le relazioni tra Egitto e Italia, compromesse in seguito alla morte del ricercatore italiano Giulio Regeni.

Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri sono stati uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno della sparizione. In tale contesto, l’Italia esercita pressioni per ricevere chiarimenti in merito al ruolo dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale egiziana in riferimento al caso. Da parte sua, l’Egitto nega ogni coinvolgimento.

In tale clima, riporta l’Arab Weekly, la sigla di un accordo in merito alla vendita di armi all’Egitto da parte dell’Italia è letta dagli analisti come un cambio di rotta nelle relazioni tra i due Paesi. Nello specifico, un professore di scienze politiche all’Università del Cairo, Akram Badreddine, ha dichiarato che tale accordo rappresenta un chiaro segnale del rilassamento e intensificazione delle relazioni tra Egitto e Italia.

In aggiunta, alcuni strateghi militari leggono tale accordo come ulteriore segnale dell’intenzione dell’Egitto di diversificare le proprie sorgenti di armamenti. Ciò, a detta degli strateghi, rappresenta a sua volta un distacco dalla politica egiziana di dipendenza da un solo fornitore, cioè gli Stati Uniti, per le sue dotazioni militari.

Nello specifico, l’ex generale Nasr Salem ha sottolineato come la diversificazione dei fornitori di armamenti sia altamente rilevante per l’Egitto, il quale così facendo potrà evitare le pressioni politiche che derivano dalle importazioni di armi.

A tale riguardo, il quotidiano sottolinea che l’Egitto è dipeso dagli Stati Uniti per l’ottenimento della maggior parte delle proprie dotazioni militari per circa trent’anni, a partire dal 1979, anno della firma del trattato di pace con Israele, quando il Cairo aveva deciso di interrompere la fornitura di armi da parte dell’Unione Sovietica.

Successivamente, nel 2013, gli Stati Uniti avevano ritirato gli aiuti militari al Cairo e respinto alcune richieste da parte dell’Egitto in merito alla fornitura di armi. Ciò derivava dallo scontento della Casa Bianca in merito al ruolo dell’Esercito Egiziano nel golpe contro il presidente Muhammad Morsi.

In tale contesto, dato il coinvolgimento nella lotta allo Stato Islamico nel Sinai e nella protezione dei propri confini con la Libia, l’Egitto ha dovuto cercare nuovi fornitori di armi. A tale riguardo, l’ex generale delle Forze Armate egiziane ha sottolineato come, essendo l’Egitto “la potenza militare più forte della regione”, Il Cairo non poteva dipendere da soli due fornitori di armi.

Tuttavia, il sito d’informazione segnala che la distensione delle relazioni tra Italia ed Egitto possa in realtà dipendere da interessi maggiori rispetto ai conflitti nella regione. Nello specifico, secondo gli analisti, l’urgenza con cui i due Paesi intendono migliorare i propri rapporti, creando un’amicizia economica e politica, giunge in parallelo rispetto agli interessi di Roma nei confronti del ruolo che Il Cairo sta assumendo nella regione del Mediterraneo orientale, dove mira a diventare uno snodo energetico.

Ciò fa riferimento a quanto avvenuto lo scorso 16 gennaio, quando Israele, Egitto, Cipro, Grecia, Giordania, territori palestinesi e Italia hanno trasformato in una organizzazione internazionale l’Eastern Mediterranean Gas Forum (EMGF), il quale era stato creato nel 2019 con tre intenti principali. Il primo è quello di trasformare il Mediterraneo orientale in un hub energetico. Il secondo è la diminuzione dei costi infrastrutturali. In terzo luogo, il forum si propone di garantire prezzi competitivi per il gas estratto nella regione.

In aggiunta, l’Arab Weekly sottolinea il ruolo dell’Egitto nel contrasto al traffico illecito di migranti nel Mediterraneo. Nello specifico, Il Cairo ha impedito ai propri cittadini di salire a bordo delle imbarcazioni destinate in Europa e ha incrementato la sicurezza sulle proprie coste.

Un ulteriore fattore di avvicinamento tra i due Paesi è la guerra in Libia. Nello specifico, sottolinea il quotidiano, ciò fa riferimento al contesto attuale, caratterizzato dall’avanzata del Generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, sostenuto dall’Egitto, verso Tripoli, supportata dall’Italia. In tale contesto, gli analisti hanno sottolineato come l’interferenza della Turchia in Libia, dove, secondo i report, Ankara sta inviando mercenari siriani a sostegno del governo di Tripoli, è fonte di preoccupazione tanto per l’Italia quanto per l’Egitto.

In tale contesto, una professoressa di Scienze Politiche dell’Università Beni Suef ha dichiarato di ritenere che siano in fase di emergenza punti d’intesa tra l’Egitto e l’Italia in riferimento alla crisi libica. Ciò, ha sottolineato Helmi, può essere dimostrato con le visite dell’Italia a Bengasi e i vertici con Haftar, i quali segnalano l’apertura di Roma nei confronti del governo di Tobruk.

A tale riguardo, nel corso dell’interrogazione parlamentare alla Camera del 18 dicembre, avvenuta all’indomani della sua visita di Stato ufficiale in Libia, il ministro degli Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio, aveva sottolineato l’intenzione di raggiungere una soluzione politica attraverso un approccio inclusivo di tutte le parti coinvolte nel conflitto e degli attori vicini al Paese nordafricano. È in tale cornice che, come sottolineato dallo stesso ministro, Di Maio aveva incontrato in Libia gli esponenti di ambo le fazioni, ovvero sia del governo tripolino, sia di quello di Tobruk. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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