Arabia Saudita: elogiato il Piano di Pace, avviata campagna di arresti contro espatriati palestinesi

Pubblicato il 14 febbraio 2020 alle 13:02 in Arabia Saudita Palestina

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Il ministro di Stato per gli Affari Esteri saudita, Adel al-Jubeir, ha elogiato il Piano per la Pace in Medio Oriente, presentato dal presidente statunitense, Donald Trump. Parallelamente, l’Arabia Saudita ha avvitato una campagna di arresti arbitrari contro diversi espatriati di origine palestinese.

Al-Jubeir, a margine di una visita di Stato in Romania, il 13 febbraio, ha affermato che il Piano di Trump, presentato il 28 gennaio scorso e altresì noto come “Affare del secolo”, contiene diversi elementi positivi che potrebbero costituire una base costruttiva volta ad intraprendere negoziati tra Israele e l’Autorità Palestinese, ponendo, così, fine al perdurante conflitto arabo-israeliano. Tuttavia, al-Jubeir ha evidenziato che i palestinesi hanno respinto questo piano, affermando che questo non risponde alle loro esigenze e non soddisfa i loro requisiti. Al contempo, il Regno saudita, a detta del ministro, continua ad avere il dovere di sostenere il popolo palestinese.

Il piano in questione, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

I palestinesi, oltre alla Lega Araba e all’Organizzazione per la cooperazione islamica, hanno respinto il piano, considerandolo completamente a favore di Israele. Per il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas, il progetto statunitense ignora i diritti del popolo palestinese, oltre a violare l’iniziativa di pace araba e le richieste della stessa popolazione. L’Arabia Saudita, dal canto suo, aveva mostrato, sin dalla presentazione del progetto, segnali di apprezzamento rivolti, in particolare, agli sforzi profusi da Washington e si era detta pronta ad appoggiare iniziative volte ad incoraggiare i negoziati tra le parti israeliana e palestinese, sotto l’egida degli Stati Uniti. “Siamo tenuti a mostrare solidarietà al popolo palestinese e alla sua giusta causa” erano state le parole del ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al-Saud.

Quest’ultimo, sempre il 14 febbraio, ha dichiarato al quotidiano arabo al-Arabiya che l’Arabia Saudita si pone “con forza” a fianco dei palestinesi, e ha respinto le dichiarazioni secondo cui Riad avrebbe dovuto tenere un incontro con Israele. A tal proposito, è stato evidenziato, le relazioni dei Paesi arabi con Israele sono subordinate a una soluzione che sia concordata da entrambe le parti, ovvero palestinese ed israeliana. Anche Faisal ha ribadito che Riad sosterrà qualsiasi iniziativa che incoraggerà il dialogo ed una eventuale risoluzione.

In tale quadro, l’organizzazione Prisoners of Conscience, che monitora altresì le condizioni dei prigionieri in Arabia Saudita, ha dichiarato di aver ricevuto “informazioni certe” secondo cui le autorità saudite hanno lanciato una nuova campagna di arresti arbitrari contro gli espatriati palestinesi accusati di sostegno al movimento di resistenza islamico, Hamas. In particolare, è stato riportato che si tratta di parenti o figli di palestinesi che erano stati arrestati durante la prima campagna di aprile 2019, quando vennero detenuti un leader di Hamas, Muhammad al-Khudari, e suo figlio maggiore, Hani.

Per Prisoners of Conscience, sostenere la resistenza palestinese non è un crimine e non richiede campagne di arresti. Pertanto, le autorità saudite sono state invitate a rilasciare immediatamente tutti i detenuti e a fermare i processi contro coloro che sono stati arrestati nel 2019, con l’accusa di trasferire illegalmente fondi alle fazioni della resistenza palestinese e di istituire organizzazioni senza autorizzazione per difendere i detenuti palestinesi e giordani nel Regno.

Simili dichiarazioni erano giunte anche il 6 settembre 2019 dall’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, secondo cui il Regno saudita stava nascondendo forzatamente 60 palestinesi. Inoltre, tale organizzazione aveva raccolto le testimonianze di undici famiglie palestinesi i cui bambini erano stati arrestati o scomparsi nei mesi precedenti, tra cui studenti, residenti, studiosi e uomini d’affari, isolate dal mondo esterno senza alcuna accusa specifica nei loro confronti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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