Yemen: gli Emirati accusati di crimini di guerra

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 10:32 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Regno Unito, Turchia e Stati Uniti sono stati invitati a condurre indagini su presunti crimini di guerra commessi dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) in Yemen, dal 2015 al 2019.

La denuncia è giunta, il 12 febbraio, da una società legale britannica, Stoke White, la quale ha accusato gli UAE di perpetrare crimini di guerra e diverse forme di torture contro la popolazione yemenita. Pertanto, secondo quanto proposto, gli alti funzionari emiratini ed i propri affiliati responsabili di tali azioni dovrebbero essere arrestati, ai sensi del principio della giurisdizione universale. Quest’ultimo sancisce che qualsiasi Stato può esercitare la propria giurisdizione sul reo, e, in particolare, tutti i Paesi sono tenuti a indagare sulle violazioni della Convenzione di Ginevra sui crimini di guerra, indipendentemente da dove siano stati commessi.

La società legale ha esposto la denuncia alla polizia di Londra e ai Ministeri della Giustizia di Turchia e Stati Uniti, per conto di un giornalista yemenita, Abdullah Suliman Abdullah Daubalah, il quale ha dichiarato di essere stato vittima dell’attacco del 29 dicembre 2015 ad Aden, e di Salah Muslem Salem, il cui fratello è stato ucciso nella cornice del perdurante conflitto, il 28 luglio 2019. Sono stati i loro avvocati ad affermare, sulla base di prove, che gli Emirati Arabi Uniti ed i “mercenari”, da loro reclutati ed addestrati, sono stati responsabili delle torture e dei crimini di guerra contro i civili yemeniti tra il 2015 e il 2019. La denuncia cita i nomi di alti funzionari militari e politici degli Emirati come sospetti, e le forze di polizia britanniche, statunitensi e turche sono state invitate ad aprire indagini nel minor tempo possibile. I diversi indagati, è stato riportato, vivono negli UAE, ma viaggiano di continuo verso il Regno Unito e, ai sensi del principio di giurisdizione universale, le autorità di un Paese possono arrestare presunti sospetti di un altro Stato, anche se i crimini non sono stati commessi nel proprio territorio.

Le prove presentate da Daubalah e Salem suggeriscono che gli Emirati Arabi Uniti sono stati responsabili di un attacco contro Aden, il 29 dicembre 2015. Già nel 2018, una società mediatica americana, BuzzFeed, aveva riferito di tale episodio, dichiarando che Abu Dhabi aveva precedentemente reclutato ex soldati statunitensi per assassinare Anssaf Ali Mayo, il leader locale del partito politico Al-Islah, di cui Daubalah e Salem sono membri. In particolare, a detta di BuzzFeed, un ufficiale degli Emirati aveva offerto a mercenari 1.5 milioni di dollari al mese per ogni omicidio riuscito. La lista delle persone da colpire comprendeva 23 individui. Tuttavia, il primo tentativo fallì e Stoke White affermò che, come parte di quell’assalto, fu piazzata una bomba negli edifici del partito di Al-Islah ad Aden, nel tentativo di uccidere Daubalah.

Gli Emirati Arabi Uniti considerano Al-Islah il ramo yemenita della Fratellanza Musulmana, designata un’organizzazione terroristica da Emirati, Arabia Saudita ed Egitto. I Fratelli Musulmani non figurano nell’elenco delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti, ma il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha preso in considerazione l’idea di inserirla nella lista.

Per quanto riguarda la morte del fratello di Salem, Jameel Moslem Salem Batis, Stoke White ha dichiarato che l’omicidio è stato progettato per mettere in guardia Salem dal ritorno in Yemen a seguito del suo esilio, a causa delle idee in materia politica espresse sui social media. Secondo la compagnia britannica, vi sono prove che indicano simili omicidi di familiari di individui yemeniti considerati oppositori politici nei confronti del governo emiratino. Non da ultimo, Stoke White ha altresì denunciato episodi di torture nelle carceri yemenite gestite da Abu Dhabi, con il sostegno di mercenari statunitensi e colombiani.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 al 2019 sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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