Svolta nel rimpasto di governo UK: dimissioni a sorpresa del ministro delle Finanze

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 20:48 in Europa UK

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Il ministro delle Finanze britannico, Sajid Javid, ha sconvolto Westminster rassegnando le dimissioni nel mezzo di un rimpasto di governo voluto dal premier, Boris Johnson, dopo la Brexit. È quanto ha riferito la BBC giovedì 13 febbraio, specificando che il ministro non doveva essere coinvolto nel gioco delle sostituzioni deciso da Downing Street. Tuttavia, sarebbe stato proprio lui a decidere per la sua ritirata dopo aver preso coscienza del fatto che il suo team sarebbe stato praticamente azzerato dalla mossa di Johnson. Javid, che era stato convocato da Johnson per un colloquio, è stato posto, a detta della BBC, davanti a una sorta di ricatto orchestrato dal consigliere supremo del primo ministro, Dominic Cummings. Secondo la fonte, il ministro delle Finanze avrebbe potuto continuare a ricoprire il suo ruolo a condizione di vedere sostituito quasi tutto il suo staff. “Solo un ministro non rispettabile avrebbe potuto accettare una simile offerta”, ha dichiarato Javid presentando le dimissioni.

Il passo indietro del ministro delle Finanze sarebbe stato, secondo il quotidiano inglese, proprio quello che Cummings desiderava da tempo. Javid era considerato dal consigliere di Johnson troppo moderato per gli standard Tory e non adatto al progetto radicale post-Brexit. A sostituirlo sarà Rishi Sunak, ex vicesegretario del Tesoro.

Nella sua lettera di dimissioni, Javid ha spiegato che non poteva accettare le condizioni del primo ministro e ha affermato: “Credo che sia importante come leader avere squadre di fiducia che riflettano il carattere e l’integrità con cui vorresti essere associato”. Le sostituzioni previste dal rimpasto di governo riguardano i seguenti ministri: la ministra per l’Ambiente, Theresa Villiers, rimpiazzata da George Eustice; il Segretario alla Cultura, Baroness Morgan, sostituito dal ragioniere dello Stato Oliver Dowden; Il Segretario dell’Irlanda del Nord, Julian Smith, sostituito dal ministro dell’Interno Brandon Lewis; il ministro senza portafoglio, James Cleverly, rimpiazzato da Amanda Milling. Anche la ministra dello Sviluppo economico Andrea Leadsom, sostituita e la ministra per le politiche abitative Esther McVey sono state licenziate.

La Gran Bretagna ha lasciato l’Unione Europea alle 23:00, ora locale, del 31 gennaio. Di fatto, Londra ha lasciato l’Unione, ma è entrata in un periodo di transizione che durerà per almeno 11 mesi, durante i quali i negoziatori dovranno definire le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione. Al momento, quindi, il rapporto tra il blocco e la Gran Bretagna è tutto da definire. In particolare, rimane da decidere l’eventuale adozione da parte di UE e Gran Bretagna di un accordo che faciliti il commercio, specie se di mercato unico.

Un’intesa per rendere più agibile il commercio è probabile ma non certa. L’UE rimane il maggior partner commerciale del Regno Unito ed accedere al mercato unico è l’obiettivo finale del governo britannico. Tuttavia, negoziare un accordo non sarà facile, specialmente in un periodo di soli 11 mesi. Prima che i colloqui possano iniziare, entrambe le parti devono rendere pubblici i loro obiettivi nella negoziazione. La figura principale che si occuperà di questa contrattazione in UE è Michel Barnier che necessiterà di un mandato negoziale formale da parte del blocco. È improbabile che questo gli venga conferito prima della fine di febbraio. A quel punto, i colloqui potranno iniziare. In tale contesto, Johnson sta spingendo per un accordo “in stile canadese”, modellato sull’accordo dell’UE con Ottawa. Il CETA, come è nota tale intesa, rimuove il 98 percento delle tariffe sui beni scambiati, sebbene permangano notevoli restrizioni sui tipi di beni. Nonostante questo tipo di soluzione sia meno ambiziosa di un patto specifico UK-UE, è importante sottolineare che per finalizzare il CETA ci erano voluti ben 5 anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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