Siria: gli ultimi movimenti nel Nord-Ovest, Ankara determinata a proseguire

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 17:33 in Siria Turchia

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Nonostante una relativa calma nelle ultime ore, le forze del regime continuano ad avanzare verso l’Ovest di Aleppo, nel Nord-Ovest della Siria. La Turchia, dal canto suo, si è detta determinata a proseguire per contrastare i gruppi terroristici della regione. Nel frattempo, 9 membri filoturchi sono morti nel Nord-Est.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, l’obiettivo attuale delle forze del governo siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, è garantire il controllo della strada internazionale M5, che collega Aleppo e la capitale Damasco, conquistata l’11 febbraio scorso. Tuttavia, al momento, aerei da guerra del regime siriano sembrano sorvolare più raramente sulla regione Nord-occidentale, sebbene le forze di Assad continuino a conquistare i villaggi situati nelle aree periferiche nei pressi della M5, attraverso scontri violenti che le vedono impegnate contro i gruppi ribelli.

Secondo fonti militari vicine al regime, si prevede che il prossimo obiettivo di Assad sarà conquistare la vecchia strada nominata “strada 60”, che collega Aleppo al cuore di Idlib. Il fine ultimo sarà assediare completamente Idlib, ed occuparla attraverso un’azione militare o di comune accordo con i ribelli. Nel frattempo, l’Osservatorio Siriano per i Diritti umani ha monitorato l’arrivo di ulteriori rinforzi militari da parte del regime, perlopiù veicoli militari e carri armati, sia verso Aleppo sia verso Idlib.

Parallelamente, il 13 febbraio, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che Ankara è pronta ad agire contro chiunque violi il cessate il fuoco nella regione Nord-occidentale di Idlib, gruppi terroristici compresi, con riferimento ad Hayat Tahrir al-Sham, contro cui verrà impiegata la propria forza nel caso in cui il gruppo terroristico cominci a minacciarla. Inoltre, è del 12 febbraio l’annuncio del Ministero della Difesa turco, con cui ha riferito di aver “neutralizzato” 55 membri delle forze del regime, a seguito di scontri.

La dichiarazione fa seguito alla critica proveniente da Mosca, del 12 febbraio, con cui la Turchia è stata accusata di non aver rispettato gli accordi precedentemente presi, sebbene abbia perso 13 dei suoi soldati negli ultimi dieci giorni. Per il Ministero della Difesa russo, inoltre, la vera ragione della crisi nella zona di de-escalation di Idlib è da far risalire al mancato adempimento, nonché fallimento, da parte di Ankara di separare i militanti moderati dell’opposizione dai terroristi. Non da ultimo, la presenza di truppe turche a Idlib ha ulteriormente esacerbato la situazione, così come il trasporto di armi e munizioni attraverso il confine siro-turco.

La reazione precedente era giunta dal capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale aveva tenuto un discorso in Parlamento, il 12 febbraio, durante il quale aveva affermato che la Turchia avrebbe respinto le forze del governo siriano oltre le postazioni di osservazione controllate, nella regione Nord-occidentale di Idlib, entro la fine di febbraio, e che Ankara avrebbe colpito le forze governative siriane in qualsiasi parte del Paese se un altro soldato turco fosse stato ferito.

In tale quadro, 9 membri delle fazioni pro-Ankara sono stati uccisi, nella notte tra il 12 ed il 13 febbraio, durante violenti scontri con le Syrian Democratic Forces, presso gli assi di combattimento situati nella periferia di Tell Tamer, una piccola città nel Governatorato occidentale di al-Hasakah, nel Nord-Est della Siria. Qui, l’11 febbraio, le forze turche hanno condotto intensi attacchi missilistici contro i villaggi periferici, che sono sotto il controllo del regime siriano e del Consiglio militare siriano, appartenente alle Syrian Democratic Forces. Precedentemente, il 9 febbraio, queste ultime si erano scontrate con fazioni filoturche.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime di Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. Tra le ultime mosse, a seguito dell’assalto di Assad del 10 febbraio, le forze armate turche hanno bombardato 115 obiettivi siriani e ne hanno distrutti 101.

In tale quadro, nel mese di febbraio, gli attacchi del governo siriano hanno ucciso 13 soldati turchi, provocando una dura risposta da parte di Ankara. Erdogan, da parte sua, ha dichiarato che il governo siriano pagherà un “prezzo molto alto” per i suoi assalti. Le vittime turche, poi, hanno reso ancora più tesi i legami tra Ankara e Mosca. Il 12 febbraio, il Cremlino ha affermato che il presidente russo, Vladimir Putin, ha parlato con Erdogan, tentando di disinnescare la situazione a Idlib. Putin ha affermato che le parti dovrebbero affidarsi agli accordi russo-turchi esistenti, mentre, il giorno precedente, l’11 febbraio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva chiesto a Russia e Iran, due Paesi vicini ad Assad, di fermare le violenze a Idlib, in rispetto del cessate il fuoco del 9 gennaio, da applicare a partire dal 12 dello stesso mese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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