Pakistan: condannata per terrorismo la mente della strage di Mumbai

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 19:54 in Asia Pakistan

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Un tribunale antiterrorismo del Pakistan ha condannato Hafiz Muhammad Saeed, fondatore del gruppo responsabile della strage di Mumbai del 2008, a 5 anni e mezzo di carcere con l’accusa di terrorismo.

L’India e gli Stati Uniti ritengono Saeed la mente della complessa trama terroristica, realizzata nella città di Mumbai tra il 26 e il 29 novembre 2008, dove circa 164 persone, tra cui 6 americani, persero la vita. L’attentato fu realizzato da Lashkar-e-Taiba, uno dei gruppi militanti islamisti più potenti del Sud-Est asiatico. I dieci terroristi che entrarono in azione condussero 12 attacchi in punti diversi della città. Mumbai fu sopraffatta da un clima di terrore per 4 giorni consecutivi, fino al sanguinoso blitz per la liberazione dell’hotel Taj Mahal, dove si erano nascosti gli ultimi attentatori. Per anni, il Pakistan è stato sottoposto a forti pressioni internazionali per tentare di convincerlo ad agire contro Saeed e il gruppo islamista di Lashkar-e-Taiba. Gli Stati Uniti hanno offerto per la sua consegna un premio di circa 10 milioni di dollari.

“La condanna di Hafiz Saeed sarebbe dovuta avvenire molti anni fa”, ha affermato Mosharraf Zaidi, analista politico con sede a Islamabad, in Pakistan. “Il fatto che la misura non sia stata decisa prima è un sintomo delle tensioni interne, delle debolezze istituzionali e delle contraddizioni all’interno del Pakistan”, ha aggiunto.

Nel tribunale antiterrorismo di Lahore, la città pakistana orientale dove aveva la sua base, Saeed è stato dichiarato colpevole, mercoledì 12 febbraio, di avere legami con i gruppi terroristici del Paese, di raccogliere fondi per il terrorismo e di possedere proprietà illegali. È stato condannato a due pene detentive di 5 anni e mezzo, che saranno scontate contemporaneamente, secondo quanto deciso dal giudice, Arshad Hussain Bhatta. L’avvocato di Saeed, Imran Gill, ha affermato che il suo cliente nega di essere coinvolto in crimini connessi al terrorismo e farà appello contro la sentenza.

Il verdetto giunge pochi giorni prima che la Financial Action Task Force, un gruppo internazionale che combatte il riciclaggio di denaro, si esprima sull’eventualità di mantenere il Pakistan nella “lista grigia” di Paesi che dovrebbero fare di più per combattere il finanziamento al terrorismo e il riciclaggio di denaro o di spostarlo nella sua “lista nera”, dove figurano le nazioni definite “non collaborative” e a rischio di sanzioni internazionali.

Negli ultimi anni, le autorità pakistane si sono mosse contro diversi gruppi militanti. Nel 2019, due enti di beneficenza associati alla figura di Saeed sono stati banditi mentre centinaia di scuole religiose e ospedali da questa finanziati sono stati posti sotto il controllo del governo. Saeed era già stato arrestato in passato e, in diverse occasioni, era stato messo agli arresti domiciliari, ma mercoledì 12 febbraio si è avuta la prima condanna. Diversi casi precedenti erano stati archiviati dai tribunali pakistani e molti funzionari affermavano di non avere prove sufficienti per collegarlo all’attacco di Mumbai.

Saeed rimane una figura popolare in Pakistan, in particolare per la sua militanza nel Kashmir, il conteso territorio himalayano rivendicato sia da Nuova Delhi che da Islamabad. Secondo il fondatore di Lashkar-e-Taiba, l’India deve essere cacciata dalla regione. “L’impegno del Paese nella lotta contro i terroristi continuerà ad essere trattato con entusiasmo tiepido finché tali individui continueranno ad essere sanzionati solo quando il Pakistan sarà sottoposto a forti pressioni internazionali”, ha affermato Zaidi.

Lashkar-e-Taiba fu fondata in Afghanistan, nel 1987, da Hafiz Saeed, Abdullah Azzam e Zafar Iqbal, con il sostegno finanziario del leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden. Secondo alcune fonti, il suo quartier generale sarebbe a Muridke, vicino Lahore, nella provincia del Punjab, in Pakistan. Il gruppo armato, inoltre, gestisce alcuni campi di addestramento nella regione del Kashmir che si trova sotto l’amministrazione del Pakistan. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di liberare la porzione del Kashmir controllata dell’India, dove vorrebbe instaurare uno Stato Islamico per poi imporre il suo dominio su tutto il Sud-Est asiatico. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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