Libia: dall’Onu una risoluzione per il cessate il fuoco permanente, l’LNA impedisce di utilizzare Mitiga

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 9:12 in Africa Libia

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, il 12 febbraio, una risoluzione con cui le parti coinvolte nella crisi libica sono state invitate a rispettare i risultati della conferenza di Berlino e a favorire un cessate il fuoco permanente.

La risoluzione, la numero 2510, è stata proposta dalla Gran Bretagna e avallata da 14 membri. Mosca si è, però, astenuta. Gli Stati membri sono stati esortati a non interferire nel conflitto libico e a non prendere qualsiasi tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011. Nella sua decisione, il Consiglio ha espresso preoccupazione circa la crescente partecipazione dei mercenari, soprattutto stranieri, nelle battaglie tra le diverse parti libiche, e ha sottolineato la necessità, per il comitato delle sanzioni, di valutare e monitorare chi continua ad esportare armi in Libia.

Come riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la risoluzione ha poi accolto con favore le riunioni del Comitato militare congiunto, composto da rappresentanti sia del governo tripolino sia dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), esortando le parti a proseguire con i negoziati, con il fine di raggiungere un cessate il fuoco permanente, creare un meccanismo di monitoraggio e misure di rafforzamento della fiducia. Con la risoluzione del 12 febbraio, inoltre, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è stato incaricato di presentare proposte sulle misure da adottare per monitorare l’effettivo rispetto del cessate il fuoco.

Nella medesima occasione, la Missione delle Nazioni Unite in Libia si è detta rammaricata per il fatto che i suoi aerei da e verso la Libia, con a bordo il proprio personale e risorse, non abbiano ottenuto l’autorizzazione da parte del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, di raggiungere il Paese. Ciò, a detta della Missione, rappresenta un ostacolo per gli sforzi umanitari profusi a livello internazionale.

Di fronte a tali affermazioni, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, nel corso di una conferenza stampa del 12 febbraio, ha affermato che non consentirà alle Nazioni Unite di utilizzare l’aeroporto di Mitiga, in quanto questo viene impiegato dalla Turchia come propria base e, pertanto, non è possibile garantire la sicurezza dei voli da e verso tale luogo. Alla luce di ciò, la Missione è stata invitata a fare uso degli altri 35 aeroporti civili e punti di sbarco libici, tra cui quello di Misurata.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

In tale quadro, nella sera dell’11 febbraio, il Consiglio di Sicurezza ha adottato, con una maggioranza pari a 14 voti, una risoluzione congiunta tedesco-britannica che estende fino al 30 aprile 2021 l’embargo sulle armi, nonché altre misure relative a petrolio, divieti di trasferimento di merci e persone e congelamento di beni. La risoluzione, inoltre, impone agli esperti delle Nazioni Unite incaricati di monitorare l’applicazione delle sanzioni e di presentare relazioni su ogni attività relativa alle operazioni di import ed export illegali, soprattutto di petrolio, greggio e prodotti petroliferi raffinati. La Russia si è astenuta dal voto di tale risoluzione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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