La Cina nomina il nuovo capo dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 14:31 in Cina Hong Kong

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La Cina ha sostituito il capo dell’Ufficio di supervisione sulle questioni di Hong Kong e Macao, rendendolo il più alto funzionario nominato da Pechino dimesso a seguito delle proteste antigovernative contro l’egemonia cinese. Il Ministero delle Risorse Umane di Pechino ha annunciato, giovedì 13 febbraio, che Zhang Xiaoming sarà rimosso dal ruolo di Direttore dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao (HKMAO) e sostituito da Xia Baolong, vicepresidente della Conferenza di Consultazione politica del Popolo cinese (CPPCC). Il licenziamento di Zhang segue la sostituzione, avvenuta poco più di un mese fa, del capo dell’Ufficio collegamento di Hong Kong, Wang Zhimin. Quest’ultimo è stato sostituito, il 7 gennaio, da Luo Huining, che si occuperà di gestire la più importante piattaforma di Pechino nella regione amministrativa speciale di Hong Kong, riferendo al Consiglio di Stato o al Gabinetto della Cina. In tale occasione, la governatrice di Hong Kong aveva sottolineato la sua intenzione di affiancare Luo e di lavorare insieme per riportare la regione verso la “strada giusta”, seguendo il modello un Paese due sistemi. In una conferenza stampa a Washington, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, aveva detto di aver notato l’utilizzo dei termini e aveva commentato: “La strada giusta è quella in cui il Partito Comunista Cinese onora il suo impegno nei confronti di Hong Kong”. Pompeo aveva sottolineato poi la necessita di garantire lo stato di diritto e la libertà nella città. Luo diventerà allo stesso tempo vicedirettore dell’HKMAO mentre come direttore dell’Ufficio di collegamento di Macao è stato nominato Fu Ziying.

L’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao è un’agenzia amministrativa del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare cinese, responsabile della promozione della cooperazione e del coordinamento dei rapporti politici, economici e culturali tra la Cina e le sue regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao.

Xia Baolong è stato vice del presidente Xi Jinping quando quest’ultimo è stato segretario del Partito comunista nella provincia di Zhejiang dal 2003 al 2007. “Adesso Xi ha i suoi protetti al potere nella città di Hong Kong”, ha dichiarato Jean-Pierre Cabestan, professore di Scienze politiche alla Baptist University di Hong Kong. “Sicuramente questo metterà la città sotto una maggiore pressione politica”, ha aggiunto. Una campagna condotta nel 2015 per abbattere le chiese sotterranee dello Zhejiang ha dato a Xia una reputazione da politico dal pugno di ferro. “Xia non è un moderato e ha dimostrato di essere un servitore zelante di Xi Jinping. Possiamo aspettarci che continui”, ha sottolineato Cabestan. Il predecessore di Xia, Zhang Xiaoming aveva appoggiato il controverso disegno di legge sull’estradizione, spiegando a una delegazione in visita a Hong Kong a dicembre quanto fosse urgente che si approvasse la misura.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, c’era proprio quel disegno di legge, che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso Taiwan, Macao e la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Il governo di Hong Kong ha respinto altre richieste dei manifestanti, tra cui l’amnistia di attivisti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le manifestazioni sono diventate sempre più frequenti e violente.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997, anno in cui ha perso il suo status di colonia britannica. I rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca, in cui Hong Kong è definita una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese. Il documento sarà in vigore fino al 2047. Secondo quanto rivelato da un sondaggio condotto per Reuters dal Public Opinion Research Institute di Hong Kong, il 59% della popolazione della regione si è detta a sostegno dei movimenti di protesta. Pechino, da parte sua, nega una propria ingerenza negli affari di Hong Kong, e accusa l’Occidente per aver ulteriormente alimentato le manifestazioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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