Iraq: la NATO decide di fare di più

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 13:11 in Iraq NATO

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I ministri della Difesa della NATO hanno deciso di incrementare le azioni dell’Alleanza volte ad addestrare il personale militare in Iraq.

A rivelarlo è stato il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, al termine del vertice dei ministri degli Affari Esteri che si è tenuto mercoledì 12 febbraio. La decisione, rivela Reuters, è giunta a seguito di una richiesta avanzata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in merito all’incremento dell’impegno della NATO in Medio Oriente.

Nello specifico, la NATO si prenderà carico di alcune delle attività di addestramento attualmente svolte dalla Coalizione Globale per la lotta all’ISIS guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, Stoltenberg ha evidenziato che tale decisione non comporterà l’arrivo di ulteriori truppe occidentali in Iraq e sarà portata avanti con il consenso di Baghdad.

In totale, secondo quanto rivelato da The Associated Press, il contingente della NATO in Iraq è composto da circa 500 militari, principalmente provenienti dal Canada, dalla Spagna e dalla Turchia. Il territorio iracheno, tuttavia, ospita un numero maggiore di militari europei, inviati dai propri Paesi per fornire sostegno alla Coalizione Globale per la lotta allo Stato Islamico, guidata dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’Europa, secondo le stime riportate dall’EU Observer, sono circa 200 i soldati di 10 Paesi europei che rispondono al comando della NATO. Nello specifico, l’IISS, stima che i Paesi dell’UE che hanno inviato il numero maggiore di militari sono la Spagna, con 70 soldati, la Polonia, che ne ha inviati 65, e i Paesi Bassi, il cui contingente ammonta a 12 unità.

Attualmente, le attività di addestramento delle forze in Iraq portate avanti dalla NATO e dalla Coalizione Globale sono sospese, in seguito all’escalation di tensioni in Medio Oriente, ma Stoltenberg ha annunciato di essere fiducioso che queste possano riprendere il prima possibile. In aggiunta, il segretario dell’Alleanza Atlantica ha dichiarato che, ora che gli Stati membri hanno preso una decisione, parte dei militari della Coalizione Globale potranno essere riassegnati alla NATO. L’Alleanza, tuttavia, non si è ancora espressa in merito al numero dei soldati che verranno riassegnati.

La richiesta del capo della Casa Bianca era stata avanzata lo scorso 9 gennaio, quando Trump aveva chiamato il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, per discutere del ruolo dell’Alleanza Atlantica in Medio Oriente. In tale occasione, Trump aveva chiesto un maggior impegno in Medio Oriente, argomentando che la NATO potesse possa fare di più per la stabilità della regione e per la lotta al terrorismo internazionale.

In merito alle parole di Trump,  The Associated Press aveva commentato che queste giungevano inaspettate per via di due fattori. In primo luogo, Trump aveva precedentemente avuto modo di esprimere i suoi dubbi in merito alla rilevanza della NATO. Il secondo fattore riguarda invece le tensioni sorte tra Stati Uniti e alcuni Alleati in merito all’approccio da adottare nei confronti dell’Iran. In particolare, il quotidiano aveva ricostruito che l’Amministrazione Trump aveva discusso con alcuni dei principali membri della NATO, come il Regno Unito, la Germania e la Francia, dopo che, l’8 maggio 2018, aveva deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran negoziato dalla precedente Amministrazione Obama.

In tale contesto, la scelta di Trump di chiedere un maggior impegno da parte della NATO può essere letta, come dichiarato da un esperto di difesa e politica estera del Cato Institute, Ted Galen Carpenter, ripreso da The Associated Press, come conseguenza di due esigenze. Da un lato, la necessità di Trump di dividere parte dei costi con i suoi alleati, già ribadita più volte in precedenza. Dall’altro, un messaggio politico per l’Iran, al quale Trump può voler dimostrare di godere del pieno supporto dei suoi alleati europei.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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