Buenos Aires: al via il negoziato Argentina-FMI

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 10:35 in America Latina Argentina

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Dopo settimane di dichiarazioni, approcci e prese di posizione, l’Argentina e il Fondo monetario internazionale (FMI) si sono seduti al tavolo dei negoziati. L’arrivo a Buenos Aires, mercoledì 12 febbraio, di una missione tecnica del Fondo è stato il segnale di partenza del negoziato per il futuro del debito estero del Paese sudamericano, ritenuto non pagabile dall’amministrazione del peronista Alberto Fernández. Per una settimana, le parti analizzeranno i conti presentati dal governo e le possibilità pratiche di un nuovo piano di pagamenti che renda “sostenibile” il debito di 44 miliardi di dollari che l’ex presidente Mauricio Macri ha contratto con il FMI nel 2018. L’Argentina ha bisogno del supporto dell’organizzazione internazionale per avanzare anche nella rinegoziazione del debito con i creditori privati, che prevedono pagamenti, solo per l’anno in corso, di oltre 37 miliardi di dollari.

La missione del Fondo monetario internazionale coincide con la presentazione della prima informativa al Congresso del Ministro dell’Economia, Martín Guzmán, incaricato dei colloqui. Il funzionario non ha rivelato dettagli, ma ha dato almeno un’idea del percorso che la Casa Rosada intende seguire. Ha affermato che il governo ha “un programma economico ben definito” che non prevede la riduzione del deficit fiscale, ha incolpato il FMI per la responsabilità della crisi del debito che l’Argentina sta attraversando e ha avvertito che l’esecutivo non permetterà a “fondi di investimento esteri” di impostare il modello di politica macroeconomica del Paese. Ha anche affermato che l’obiettivo finale della negoziazione con il FMI è quello di raggiungere una soluzione “sostenibile a lungo termine” al problema dell’indebitamento cronico che soffre il Paese.

“Il prestito del FMI non è stato utilizzato per aumentare la capacità produttiva del Paese, è stato utilizzato per pagare il debito non sostenibile e per finanziare il deflusso di capitali” – ha affermato Guzman. “Il FMI è responsabile della crisi del debito, anche l’Argentina e gli obbligazionisti che hanno deciso di scommettere su un tasso elevato e un modello fallito” – ha insistito davanti ai deputati, che alla vigilia hanno presentato al ministro un elenco di 122 richieste e domande di chiarimento sul processo negoziale.

Proteste di piazza hanno accolto la missione del FMI, guidata dal vicedirettore del dipartimento per l’emisfero occidentale, Julie Kosack e dal venezuelano Luis Cubeddu, incaricato del caso argentino. I movimenti sociali legati al peronismo hanno marciato al centro di Buenos Aires, nel quadro di quello che è un delicato gioco di equilibri tra il sostegno ai negoziati che Alberto Fernández sta portando avanti e il ripudio storico nei confronti del Fondo monetario internazionale, considerato nel Paese il principale responsabile del crollo economico del 2001, le cui conseguenze pesano ancora sull’economia quotidiana degli argentini. Lo stesso Cubeddu fu responsabile di trattare la rinegoziazione del debito con l’allora presidente Néstor Kirchner nel 2003, che si concluse con un fallimento e con la cancellazione unilterale di quasi 10 miliardi di debiti da parte del governo di Buenos Aires. 

La missione del Fondo incontrerà alti funzionari argentini, banchieri, analisti finanziari e uomini d’affari. L’idea è che una panoramica della situazione dei conti argentini venga presentata alla direzione del FMI a Washington per “comprendere meglio le misure che vengono prese per migliorare la situazione della povertà e rilanciare l’economia” – ha spiegato il direttore regionale del FMI Alejandro Werner.

Le relazioni tra l’Argentina e il Fondo sono rimaste congelate dalla vittoria di Fernández alle elezioni primarie dello scorso agosto. L’FMI ha capito che non sarebbe stato Macri a risolvere il problema del debito e ha preferito attendere i primi passi del nuovo governo. Decise persino di escludere il caso argentino dal suo rapporto economico mondiale per mancanza di dati precisi. Questo è il motivo per cui ha mantenuto l’obiettivo di crescita che aveva raggiunto in ottobre, con una previsione negativa dell’1,3% entro il 2020 e un leggero aumento dell’1,4% per il prossimo anno. L’arrivo questo mercoledì della missione a Buenos Aires implica la normalizzazione delle relazioni. Il ministro Guzman aveva già fatto un primo passo la scorsa settimana a Roma, quando aveva incontrato la direttrice dell’agenzia, Kristalina Georgieva. 

La settimana trascorsa tra l’incontro tra Guzmán e Georgieva e l’arrivo della missione a Buenos Aires, tuttavia, ha dimostrato che il negoziato non sarà facile.  Il governo ha rimandato unilateralmente fino al 30 settembre l’ammortamento di 96 miliardi di pesos (circa 1,45 miliardi di euro) di capitale dell’obbligazione AF20, una doppia lettera emessa in pesos ma legata alla quotazione della valuta sul mercato locale. Prima aveva tentato, senza successo, uno scambio di obbligazioni e l’emissione di un titolo sostitutivo allo scopo di ottenere liquidità.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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