Arabia Saudita: per Pompeo, un partner fondamentale contro l’Iran

Pubblicato il 13 febbraio 2020 alle 12:46 in Arabia Saudita USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha affermato che l’Arabia Saudita rappresenta un partner fondamentale per Washington per far fronte al “comportamento destabilizzante” dell’Iran.

Tali parole sono giunte, attraverso un Tweet, il 12 febbraio, a seguito della visita ufficiale del ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan bin Abdullah, presso il Dipartimento di Stato degli USA. Nel corso dell’incontro, le due parti hanno messo in evidenza le relazioni strategiche tra Washington e Riad, definite “storiche” e le modalità di cooperazione e coordinamento su questioni di interesse reciproco, a livello sia regionale sia internazionale. Tra queste, il ruolo dell’Iran nella regione mediorientale e le proprie azioni destabilizzanti, per cui l’Arabia Saudita costituisce un partner rilevante per far fronte alle minacce poste da tale Paese.

A tal proposito, Pompeo, attraverso un tweet pubblicato dopo il meeting, ha evidenziato che è giunto il momento per Teheran di rispettare gli impegni presi a livello internazionale, nell’ambito di accordi relativi al riciclaggio di denaro e al finanziamento al terrorismo. In particolare, l’Iran è stato esortato a ratificare la Terrorist Financing Convention e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, nota come Convenzione di Palermo, adottata nel 2000.

Un’altra questione toccata da Pompeo e Faisal è stato il conflitto yemenita, in cui l’Arabia Saudita partecipa a capo di una coalizione internazionale a sostegno del governo legittimo, riconosciuto a livello internazionale. A tal proposito, i due interlocutori si sono detti preoccupati per i recenti episodi di violenza, tra cui gli attacchi da parte del gruppo di ribelli sciiti Houthi contro l’Arabia Saudita. Di fronte a tale scenario, entrambe le parti hanno evidenziato la necessità di promuovere una de-escalation, anche attraverso il sostegno ad una soluzione politica, facilitata dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths.

Nel quadro delle relazioni tra Stati Uniti ed Arabia Saudita, l’11 ottobre, da Washington era giunta la notizia del dispiegamento di 2.800 soldati aggiuntivi nel Regno, oltre all’invio di due squadroni di jet da combattimento, un’ala di spedizione aerea, due batterie di missili Patriot e un sistema di difesa missilistica THAAD. Come evidenziato dal Segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, le truppe USA in Arabia Saudita, all’11 ottobre, sarebbero giunte a 3.000 membri.  

Tale operazione è giunta dopo che, il 14 settembre scorso, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. A tal proposito, l’Iran è ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.