Uganda: società cinese si offre per la costruzione di una centrale idroelettrica sul Nilo

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 11:57 in Cina Uganda

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L’Uganda ha ricevuto una domanda di licenza da una società cinese per costruire una centrale idroelettrica sul fiume Nilo. L’impianto, da 1,4 miliardi di dollari, se approvato, amplierà la produzione energetica del Paese africano di oltre il 40%, secondo quanto riferito da un funzionario pubblico ugandese, che ha confermato di aver ricevuto la domanda della compagnia di Pechino. La società, denominata POWERCHINA International group Limited (PIGL), si è proposta di sviluppare la centrale idroelettrica di Ayago, situata in una sezione del Nilo tra i laghi Kyoga e Albert. “Abbiamo chiesto commenti sul progetto proposto”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters, martedì 11 febbraio, Julius Wandera, portavoce dell’Autorità di Regolamentazione per l’Energia elettrica (ERA). Quest’ultima concede in licenza tutti i generatori di corrente del Paese ed è anche responsabile della definizione delle tariffe di generazione e utenza finale dell’energia.

La centrale di Ayago avrà una capacità di 840 megawatt e, una volta sviluppata con successo, sarà la più grande centrale elettrica dell’Uganda. Al momento, la diga di Karuma, che dovrebbe essere completata quest’anno dalla società cinese Synohydro Corporation, è attualmente il più grande progetto energetico dell’Uganda.

L’ERA ha chiarito che condurrà la propria adeguata verifica sulla POWERCHINA International per stabilire se abbia le capacità tecniche e finanziarie per sostenere un tale progetto. “Entro aprile comunicheremo loro la nostra decisione finale sulla domanda di licenza”, ha detto Wandera. Secondo quanto specificato nell’application, l’azienda prevede di raccogliere fondi per il progetto attraverso un mix del 25-75% di capitale azionario debito.

Il progetto potrebbe potenzialmente aumentare la capacità energetica dell’Uganda fino a circa 2.800 MW, secondo i calcoli elaborati dal Ministero dell’Energia.

Negli ultimi anni, l’Uganda ha più volte corteggiato gli investitori energetici del settore privato e ha contratto diversi prestiti con la Cina per stimolare la produzione di energia e soddisfare la domanda interna in rapida crescita. Per rendere il settore attraente per gli investitori stranieri, il governo ha abolito i sussidi per i consumatori e ha introdotto un sistema di definizione delle tariffe che viene regolarmente confrontato con i movimenti di parametri chiave come l’inflazione, i cambi e i prezzi del petrolio.

L’Uganda è uno dei 6 Paesi firmatari dell’Accordo Quadro di Cooperazione del 2010 (CFA) che consente agli Stati a monte del bacino del Nilo di sviluppare progetti lungo il fiume anche senza il consenso dell’Egitto, come era invece stabilito in un precedente accordo dell’era coloniale sull’uso delle acque del Nilo. Costruire dighe sul Nilo si è rivelato controverso negli ultimi anni poiché il Cairo, che dipende quasi interamente dall’acqua del fiume, rivendica i suoi diritti sul bacino e interpreta come una minaccia alla propria sicurezza nazionale qualsiasi iniziativa esterna. L’Etiopia sta attualmente costruendo la cosiddetta Grande Diga Africana (GERD) sulle acque del Nilo Blu, uno dei maggiori affluenti del Nilo. Il progetto idroelettrico, che sarà il più grande di tutto il continente africano, è completo per circa il 70% e fornirà l’elettricità per tutti i 100 milioni di abitanti dell’Etiopia. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, da parte sua, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la Grand Ethiopian Renaissance Dam possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi. I Paesi interessati dal progetto stanno negoziando una via da seguire per la completa realizzazione della diga, nonché per il suo riempimento, e si prevede che raggiungeranno un accordo nelle prossime settimane.

In base a un accordo di cooperazione per lo sviluppo dell’energia nucleare, firmato l’11 maggio 2018 da Uganda e Cina, il ministro ugandese dell’Energia e dello sviluppo minerario, Irene Muloni, aveva dichiarato già due anni fa che la Cina avrebbe aiutato notevolmente il Paese africano a costruire e gestire centrali nucleari sul suo territorio. Lo Stato asiatico è da tempo un importante investitore in diversi progetti infrastrutturali ugandesi e la China National Nuclear Corporation (CNNC) ha deciso di sottoscrivere il memorandum d’intesa dell’11 maggio per aiutare l’Uganda a “sviluppare la sua capacità di sfruttare l’energia atomica per scopi pacifici”.

L’Uganda possiede diversi giacimenti di uranio e il presidente Yoweri Museveni, in carica dal gennaio 1986, ha affermato che il suo governo è desideroso di utilizzarli per il potenziale sviluppo di energia nucleare. Il ministro Muloni ha annunciato che, nelle regioni centrali, sudoccidentali e settentrionali del Paese, sono stati identificati otto siti adatti a ospitare gli impianti.

Si prevede che il fabbisogno energetico dell’Uganda aumenterà notevolmente nei prossimi anni e intanto il Paese si inizia a preparare per produrre, a partire dal 2020, petrolio greggio proveniente dai giacimenti delle aree occidentali dove sono state scoperte, nel 2006, riserve pari a 6.5 miliardi di barili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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