Sudan: al-Bashir potrebbe essere processato davanti alla Corte Penale Internazionale

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 13:08 in Africa Sudan

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L’ex presidente sudanese Omar al-Bashir sarà portato davanti alla Corte penale Internazionale dell’Aia per affrontare le accuse riguardanti i crimini di guerra commessi durante il conflitto nel Darfur. L’annuncio è stato rilasciato, martedì 11 febbraio, da un membro del Consiglio di transizione al potere, Mohammed Hassan Eltaish, il quale ha confermato il raggiungimento di un accordo “per processare coloro che hanno ricevuto un mandato di arresto da parte della Corte penale Internazionale”. Un funzionario della Corte, tuttavia, ha riferito al quotidiano The New York Times che all’Aia non è stata ancora ricevuta dal governo sudanese alcuna comunicazione sul passaggio delle consegne e, al momento, nessuna negoziazione risulta in corso.

L’annuncio di Eltaish ha comunque ricevuto un caloroso benvenuto da parte delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, che chiedono da tempo la condanna di al-Bashir per i crimini contro l’umanità e i reati di genocidio commessi durante la lunga guerra del Darfur, iniziata nel 2003. Più scettici, invece, sono gli analisti politici e gli esperti sudanesi che si domandano se Eltaish, che rappresenta la parte civile del governo, abbia effettivamente l’appoggio dei settori militari. “Non sono sicuro che questo gesto significhi qualcosa”, ha detto Magdi el-Gizouli, membro del Rift Valley Institute, un’organizzazione di ricerca e formazione. “Inviare al-Bashir alla Corte Penale Internazionale è una bomba che non sono sicuro l’esercito voglia far esplodere. All’interno dei ranghi militari quella del processo ad al-Bashir è una questione molto divisiva”, ha aggiunto.

Eltaish ha rilasciato il suo annuncio da Juba, in Sud Sudan, mentre si concludevano i colloqui di pace tra il governo e i gruppi ribelli del Darfur, che hanno combattuto per anni i militari del Sudan e sono stati violentemente repressi durante il dominio di al-Bashir. L’ex presidente è stato estromesso dal potere l’11 aprile scorso, dopo mesi di proteste contro il suo governo. In seguito a tale evento, è stato arrestato e, al suo posto, è stato istituito un governo di transizione civile e militare. Se al-Bashir debba o meno essere inviato all’Aia per essere processato è una delle maggiori questioni di dibattito all’interno del Consiglio al potere. Qui siedono ancora diversi generali che erano stati nominati dall’ex presidente, molti dei quali coinvolti nelle repressioni in Darfur e quindi potenzialmente a rischio di essere convocati anche loro all’Aia.

Eltaish aveva già riferito, la scorsa settimana, che i militari del Consiglio sudanese avevano concordato, in una riunione speciale, di estradare al-Bashir all’Aia. L’esercito, a suo dire, avrebbe deciso di scendere a patti a condizione che la Corte Internazionale non emetta altre accuse contro i funzionari sudanesi coinvolte nelle azioni in Darfur. L’ex presidente è ricercato dalla Corte dal 2009. Nel conflitto del Darfur sono state uccise circa 300.000 persone, mentre 2.7 milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare le loro case e a trasferirsi altrove.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione  per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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