Siria: scontri tra siriani filo regime e pattuglie USA nel Nord-Est

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 17:20 in Siria USA e Canada

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Un siriano filo-regime è stato ucciso, il 12 febbraio, a seguito di scontri con una pattuglia statunitense, nei pressi di Qamishli, nel Nord-Est della Siria.

In particolare, secondo quanto riferito da un corrispondente del quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, una pattuglia americana stava monitorando il villaggio di Khirbet Amo, nel distretto di Qamishli, situato al confine con la Turchia, quando è stata attaccata da un gruppo di manifestanti locali pro-regime. Secondo quanto riferito, questi hanno cercato di scavalcare uno dei veicoli per porre la bandiera del regime su di esso. Successivamente, è stato aperto il fuoco e gli scontri tra siriani e statunitensi hanno causato la morte di un siriano. Non è ancora chiaro se si trattava di manifestanti civili, di membri dell’esercito, o di entrambi. Anche in altri villaggi circostanti, posti sotto il controllo del governo siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad, i gruppi locali hanno impedito alle pattuglie statunitensi di circolare. Alla luce di ciò, le forze americane hanno inviato ulteriori rinforzi, tra cui cinque veicoli corazzati.

Dal canto loro, membri della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense hanno riferito, in merito al medesimo episodio, di aver sparato in un posto di blocco nel Nord-Est della Siria, dopo essere stati attaccati con armi leggere. La stessa notizia è stata segnalata dal portavoce delle forze della coalizione in Siria, il colonnello Myles B. Caggins III, il quale ha riferito che la pattuglia è ritornata alla propria base in seguito all’accaduto. Precedentemente, altre fonti avevano riportato un attacco contro postazioni del regime siriano a Nord di Hasakah.

Centinaia di soldati statunitensi di stanza nella Siria Nord-orientale cooperano con i loro partner locali, le Syrian Democratic Forces (SDF), a guida curda. L’obiettivo cardine è sconfiggere lo Stato Islamico. Inoltre, Washington detiene alcune basi militari nella medesima area, con un ulteriore pretesto, ovvero proteggere i giacimenti petroliferi dall’Iran. Sin dal mese di ottobre 2019, e dall’inizio dell’operazione turca nel Nord-Ovest della Siria, la cosiddetta “Fonte di pace”, il 9 ottobre, la Russia è stata posta al controllo di diverse zone del Nord-Est, e da metà novembre Mosca ha occupato l’aeroporto di Qamishli. Allo stesso tempo, l’area vede altresì la presenza di truppe statunitensi, mentre il controllo della sicurezza di Qamishli, di fatto la capitale della regione auto dichiaratasi autonoma, è diviso tra le SDF ed il governo siriano.

Le Syrian Democratic Forces, guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

Il lancio dell’operazione Fonte di pace è giunto dopo un giorno dal ritiro delle truppe statunitensi dall’area, dando il via libera all’offensiva turca. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città, fino al 22 ottobre 2019, quando il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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