Rappresentanti di USA e Turchia discutono su come agire in Siria

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 19:57 in Turchia USA e Canada

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L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria si è recato in Turchia per discutere delle violenze a Idlib, a seguito della morte di altri 5 soldati turchi, in un attacco delle forze governative di Damasco, il 10 febbraio. Inoltre ministri della Difesa di Ankara e Washington hanno concordato la necessità di “iniziative più concrete” a margine di un incontro della NATO. 

La visita del rappresentante statunitense, James Jeffrey, è stata effettuata il 12 febbraio. In tale occasione, l’inviato degli USA ha affermato che la Turchia, come alleata della NATO, ha dovuto affrontare una grande minaccia a Idlib da parte del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad e da parte della Russia. “Questa minaccia viene direttamente dal governo della Russia e di Assad e ha lasciato martiri sul campo”, ha dichiarato il rappresentante statunitense ai giornalisti. Jeffrey ha poi riferito di essere venuto ad Ankara per valutare la situazione con il governo turco, aggiungendo che gli Stati Uniti forniranno il massimo supporto possibile alla Turchia.

Durante i colloqui presso il Ministero degli Esteri turco, Jeffrey ha espresso le condoglianze del governo degli Stati Uniti per i soldati turchi uccisi a Idlib e ha ribadito che Washington è al fianco di Ankara. Inoltre, il viceministro, Sedat Önal, ha informato il rappresentante USA della situazione in Siria e ha sottolineato l’importanza che la Turchia attribuisce all’attuazione degli accordi per il cessate il fuoco raggiunti nel processo di Astana e a Sochi. Altri aspetti della questione siriana, come la situazione umanitaria e il processo politico, sono stati ugualmente discussi durante l’incontro ed è stato sottolineato che la comunità internazionale dovrebbe svolgere un ruolo più attivo in questo contesto. 

Inoltre, i ministri della difesa di Turchia e Stati Uniti hanno discusso dello stesso tema, il 12 febbraio, a margine di un incontro della NATO a Bruxelles. Hulusi Akar e Mark Esper si sono trovati d’accordo sul fatto che la NATO e gli Stati Uniti devono portare avanti “iniziative più concrete” nella regione, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa turca, Anadolu. L’incontro, tuttavia, è stato riservato e non sono note altre informazioni da parte dei due ministri. Lo stesso giorno, il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan ha tenuto un discorso in Parlamento, durante il quale ha affermato che la Turchia è determinata a respingere le forze del governo siriano oltre le postazioni di osservazione controllate dalla Turchia a Idlib, entro la fine di febbraio. “Lo faremo con ogni mezzo necessario, per via aerea o terrestre”, ha aggiunto.

Le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione nella regione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, che prevedeva l’istituzione di una cosiddetta zona di “de-escalation” ad Idlib. Tuttavia, il governo del presidente di Damasco, Bashar al-Assad, ha promesso di riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. In tale contesto, nel mese di febbraio, gli attacchi del governo siriano hanno ucciso 13 soldati turchi, provocando una dura risposta da parte di Ankara. Erdogan ha dichiarato che il governo siriano pagherà un “prezzo molto alto” per i suoi assalti. Intanto, sempre il 12 febbraio, l‘inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, è atteso ad Ankara per discutere della recente escalation ad Idlib. 

Le vittime turche hanno reso ancora più tesi i legami tra Ankara e Mosca, che supporta con fuoco aereo gli attacchi di terra di Assad. Il 12 febbraio, il Cremlino ha affermato che il presidente russo, Vladimir Putin, ha parlato con Erdogan, tentando di disinnescare la situazione a Idlib. Putin ha affermato che le parti dovrebbero affidarsi agli accordi russo-turchi esistenti, che dovrebbero essere pienamente attuati. “È stata confermata l’importanza della piena attuazione degli accordi russo-turchi esistenti”, ha dichiarato il Cremlino dopo la telefonata tra Putin Erdogan. L’11 febbraio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva chiesto a Russia e Iran, due Paesi vicini ad Assad, di fermare le violenze a Idlib, in rispetto del cessate il fuoco del 9 gennaio, che doveva essere effettivo dal 12 dello stesso mese. “Nonostante il cessate il fuoco, il regime ha nuovamente intensificato la sua aggressione il 12 gennaio, in particolare con il supporto aereo fornito da coloro che lo sostengono”, ha dichiarato Cavusoglu. Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo montenegrino, Srdjan Darmanovic, in occasione di una visita ufficiale turca nei Balcani. 

A seguito dell’assalto di Assad del 10 febbraio, le forze armate turche hanno bombardato 115 obiettivi siriani e ne hanno distrutti 101. A tal proposito, il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che Ankara continuerà a rispondere a qualsiasi attacco perpetrato contro le proprie postazioni di monitoraggio in Siria. La decisione di contrattaccare è stata presa nel corso di un incontro di emergenza tenutosi ad Ankara nella sera del 10 febbraio, a cui hanno partecipato Erdogan, Cavusoglu e il ministro della Difesa, Hulusi Akar. Fonti vicine alla presidenza hanno affermato che durante il meeting è stato deciso di rispondere immediatamente al fuoco siriano, sottolineando che “il sangue dei martiri non è stato versato invano”. È stato anche sottolineato che nessun attacco scoraggerà la Turchia, attualmente ancora presente a Idlib, il cui obiettivo è garantire la sicurezza dei suoi confini e prevenire una nuova ondata di sfollati e “catastrofi umanitarie”.

Parallelamente, Ankara ha ospitato un incontro tra il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, e una delegazione russa guidata dal proprio inviato in Siria, il 10 febbraio. Secondo fonti interne, le parti hanno condannato i recenti attacchi contro le postazioni turche a Idlib ed è stata evidenziata la necessità di porre fine a qualsiasi atto di aggressione contro le forze di Ankara in Siria. La delegazione russa ha altresì tenuto colloqui con funzionari politici, militari e di intelligence turchi, con il fine di fermare l’escalation militare che sta interessando Idlib e raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti coinvolte. Già il 3 febbraio, Assad aveva attaccato le postazioni turche nella regione, causando la morte di 7 soldati di Ankara. L’assalto contro il personale turco era arrivato dopo che, l’1 febbraio, i ribelli siriani, sostenuti dalla Turchia, avevano lanciato un’offensiva contro il Nord-Est di Aleppo, controllato dal governo di Assad, riaprendo un nuovo fronte nella guerra civile siriana. 

Infine, un corrispondente di al-Jazeera ha riferito che la Turchia sta continuando ad inviare rinforzi presso le proprie postazioni in Siria. Secondo quanto riportato, l’11 febbraio sono stati inviati 300 veicoli contenenti altresì forze speciali e munizioni. Nell’ultima settimana la Turchia ha rafforzato le proprie 12 postazioni di osservazione di Idlib. Il 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno dichiarato che l’offensiva nel Nord Ovest della Siria ha causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a sfollare.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

 

di Redazione

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