Italia: visita inaspettata di Di Maio in Libia

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 18:39 in Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, si è recato in Libia, per incontrare il premier, Fayez al-Sarraj, e il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga.

La visita, giunta inaspettatamente, è stata annunciata dal Ministero degli Affari Esteri dell’Italia, il quale ha reso noto l’agenda di Di Maio nel corso della sua permanenza a Tripoli.

Secondo quanto rivelato da ANSAmed, al termine degli incontri, la visita in Libia è stata occasione per Di Maio per ribadire la posizione dell’Italia, la quale intende continuare a lavorare per assicurare il rispetto dell’embargo delle armi imposto alla Libia e il raggiungimento di un cessate il fuoco permanente.

In aggiunta, il sito d’informazione rivela che Di Maio ha altresì dichiarato che l’Italia intende rivestire un ruolo determinante nel processo decisionale in seno all’Unione Europea, dove, ha dichiarato il ministro di Roma, nessuno conosce il dossier libico come l’Italia, la quale dista dalla Libia solo qualche centinaio di chilometri.

Ciò, ha sottolineato Di Maio, comporta una minaccia terroristica che non può essere sottovalutata dalla comunità internazionale, insieme alla presenza di “Paesi che non conoscono la pace e che continuano a fornire armi” nel teatro operativo. Tale situazione, ha commentato il ministro, è inaccettabile.

Da parte sua, ha dichiarato Di Maio, l’Italia sta seguendo un approccio inclusivo, il quale prevede il coinvolgimento di tutte le municipalità della Libia e il dialogo con tutti i soggetti attivi sul territorio. Ciò, ha specificato il ministro di Roma, risponde all’obiettivo di riportare la sicurezza in Libia, così da poter permettere alle aziende italiane di tornare a investire nuovamente nel Paese nordafricano.

Questa, secondo Di Maio, è l’unica strada da seguire, la quale riflette il principio del buonsenso e rispetta la volontà di chi tiene al futuro dei cittadini libici e alla loro sicurezza.

La comunità internazionale, ha aggiunto il ministro italiano, si trova in questo momento ad affrontare numerosi dubbi con un’unica certezza: “i bombardamenti del 2011 furono un errore imperdonabile, tanto che ne stiamo ancora pagando le conseguenze”. Tuttavia, ha dichiarato Di Maio, è giunto il momento di dare un segnale diverso rispetto a quanto fatto in precedenza.

Di Maio aveva già incontrato Bashaga lo scorso 3 febbraio, quando il ministro dell’Interno libico si era recato a Roma per incontrare il suo omologo italiano, Luciana Lamorgese, e il ministro degli Esteri. In occasione del vertice, le delegazioni di entrambi i Paesi avevano esaminato nel dettaglio tutti i punti del Memorandum d’intesa bilaterale firmato nel 2017 in materia di immigrazione alla luce del contesto attuale, al fine di individuare eventuali modifiche, rinnovando in ogni caso l’intenzione di voler proseguire con tale collaborazione.

Successivamente, Roma aveva trasmesso alle autorità della Libia la proposta di revisione e aggiornamento del Memorandum d’intesa, introducendo importanti modifiche tese a garantire maggiori tutele ai migranti.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Per trovare una soluzione a tale instabilità, lo scorso 19 gennaio si erano riunite a Berlino diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la Libia continua ad essere teatro di scontri sul campo, caratterizzati, informa Reuters, dal tentativo di Haftar di aprire un nuovo fronte attraverso l’avanzata delle proprie forze verso Misurata, nell’Ovest del Paese.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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