Libia: attesa una nuova votazione al Consiglio di Sicurezza, tra violazioni e rinforzi

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 9:04 in Africa Libia

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà, mercoledì 12 febbraio, per votare un progetto di risoluzione a sostegno del cessate il fuoco in Libia. Nel frattempo, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) continua la propria offensiva, mentre la Turchia invia aiuti e rinforzi alle forze tripoline.

Nello specifico, le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno annunciato di aver colpito, nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, un deposito di armi appartenente alle forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), situato nella zona di Al-Kuraimia, nel Sud della capitale Tripoli, e successivamente hanno trasportato le armi presso i propri centri di combattimento. Parallelamente, bombardamenti con colpi di artiglieria hanno interessato diversi quartieri nei pressi di Tripoli, nella tarda serata dell’11 febbraio, tra cui Nouflin e Souq al-Jumaa, causando un blackout in vaste aree. Nel frattempo, la capitale continua ad assistere a sporadici scontri e attacchi da parte di entrambe le fazioni in conflitto.

In tale quadro, stando a quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, Ankara continua a inviare combattenti siriani nella capitale, volti a sostenere le forze tripoline, oltre a supportarle militarmente attraverso l’invio di droni, munizioni e sistemi di difesa aerea. Secondo quanto riferito da media locali, questi sono giunti, nello specifico, presso l’aeroporto internazionale di Mitiga. La notizia è stata altresì riferita nel corso di una conferenza stampa tenuta dal portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, il quale ha parlato della presenza a Mitiga di un sistema di difesa antiaereo di tipo Hawk.

Ciò rappresenta una violazione degli obblighi sanciti a livello internazionale e, nello specifico, dell’embargo sulle armi in Libia posto dalle Nazioni Unite. Un obbligo ribadito altresì in occasione della conferenza di Berlino, del 19 gennaio scorso. In tale data, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e il presidente del governo tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

Per mercoledì 12 febbraio è prevista una sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il cui obiettivo sarà votare un progetto di risoluzione a sostegno del cessate il fuoco in Libia. Potrebbe trattarsi del primo testo vincolante adottato dal Consiglio di Sicurezza dall’inizio delle ostilità a Tripoli, il 4 aprile 2019. Nel progetto, elaborato e presentato dalla Gran Bretagna, viene evidenziata la necessità di un cessate il fuoco permanente in Libia “senza condizioni preliminari”. Il testo approva altresì l’esito della conferenza di Berlino, e, in particolare, chiede nuovamente ai Paesi partecipanti di astenersi da qualsiasi forma di ingerenza nel conflitto libico. In tale quadro, la posizione della Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza con diritto di veto, non è tuttora nota.

Non da ultimo, nella sera dell’11 febbraio, il Consiglio di Sicurezza ha adottato, con una maggioranza pari a 14 voti, una risoluzione congiunta tedesco-britannica che estende fino al 30 aprile 2021 l’embargo sulle armi, nonché altre misure relative a petrolio, divieti di trasferimento di merci e persone e congelamento di beni. La risoluzione, inoltre, impone agli esperti delle Nazioni Unite incaricati di monitorare l’applicazione delle sanzioni e di presentare relazioni su ogni attività relativa alle operazioni di import ed export illegali, soprattutto di petrolio, greggio e prodotti petroliferi raffinati. La Russia si è astenuta dal voto di tale risoluzione.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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