Libano: il nuovo governo ottiene la fiducia nonostante le proteste

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 11:10 in Libano Medio Oriente

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Il nuovo governo libanese ha ottenuto la fiducia del Parlamento, espressosi nella sera dell’11 febbraio, dopo una giornata caratterizzata da manifestazioni che hanno causato centinaia di feriti nella capitale Beirut.

La formazione del nuovo esecutivo era stata annunciata il 21 gennaio scorso e vede a capo un ex ministro dell’istruzione, Hassan Diab. Sebbene quest’ultimo lo abbia descritto come indipendente e formato da esperti, l’esecutivo è stato fortemente contestato dalla popolazione, che invece lo considera ancora caratterizzato da quelle forze politiche rifiutate sin dall’inizio dell’ondata di mobilitazione popolare. Inoltre, a detta dei manifestanti, sono proprio queste forze politiche ancora al potere ad aver condotto il Paese verso il collasso economico.

La sessione parlamentare, tenutasi l’11 febbraio e durata circa 8 ore, ha visto la partecipazione di 84 deputati, su un totale di 128 membri. Di questi, 63 hanno votato a favore del nuovo governo, altri 20 contro mentre un solo deputato si è astenuto. Tra i blocchi a sostegno del nuovo esecutivo vi sono Hezbollah, Amal ed il Free Patriotic Movement, mentre tra quelli oppostisi vi è il partito delle Forze libanesi, il Future Movement, guidato dall’ex premier Saad Hariri, ed il partito socialista progressista.

Il voto al nuovo governo libanese ha avuto luogo in un contesto caratterizzato da dissenso politico e da forti contestazioni tra le piazze del Paese. Tuttavia, il nuovo esecutivo ha ricevuto un forte sostegno da Hezbollah e dal proprio alleato Amal, sebbene ciò, secondo alcuni, dimostrerebbe un crescente ruolo del movimento, appoggiato da Teheran e considerato un gruppo terroristico da Stati Uniti e Israele.

Uno degli slogan principali delle proteste dell’11 febbraio è stato proprio “Nessuna fiducia”, con cui la popolazione ha voluto sottolineare il proprio rifiuto ad un esecutivo con le caratteristiche attuali. In tale giorno, gruppi di manifestanti si sono riuniti nelle strade della capitale per impedire, invano, ai deputati di raggiungere la sede del Parlamento. Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno causato circa 400 feriti, a detta della Croce Rossa libanese, di cui 45 sono stati portati in ospedale.

Prima del voto, Diab ha affermato che, nonostante la difficoltà del compito affidatogli, è ancora possibile salvare l’economia del paese dal collasso, aggiungendo che non è possibile uscire dallo status quo senza un supporto proveniente sia dall’esterno sia dall’interno. Nella dichiarazione pronunciata di fronte ai deputati, Diab ha ribadito che il Libano sta affrontando una grave crisi a livello economico, finanziario e sociale, che richiede un’analisi delle cause che hanno portato al suo peggioramento. Tuttavia, a detta di Diab, il nuovo esecutivo è pronto a prendere i provvedimenti giusti, tra cui il piano di salvataggio presentato il 6 febbraio scorso.

La popolazione si è detta contraria anche a tale piano in quanto, tra i diversi difetti, non sono state delineate misure chiare per contrastare la corruzione e sono state adottate le stesse vecchie politiche in termini di privatizzazione e fiscalità. Pertanto, si tratta di un progetto che continua a non conquistare la fiducia dei libanesi, scesi in piazza dal 17 ottobre 2019, proprio per contestare il governo e la classe politica al potere, considerata corrotta. Tuttavia, diversi analisti hanno messo in luce come una mancata approvazione del piano potrebbe portare a risultati catastrofici e causare una situazione di caos nel Paese. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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